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Nuova Città di Collecchio Stampa E-mail
Scritto da Adriano Grasso   
giovedì 21 agosto 2008
Autore schedaAdriano Grasso - Francesca Papaleo - Simone Bettosi
ToponimoCollecchio - Parma
StatoITALY
Anno di progetto2008
Docente tutorprof. Paolo Ventura, prof. Damianos Damianakos
CollocazioneIndipendente
Sito{sito}
Idrografiasituato tra il fiume Taro e baganza
Tipologia funzionaleGiardino
Abitanti26.229
Superficie511.25 ha
Densità abitativa
COLLECCHIO L’applicazione progettuale proposta riguarda la ricostruzione dell’insediamento urbano di Collecchio nel quale è stata simulata una calamità naturale che ha portato all’eliminazione quasi totale di tutte le preesistenze. Per comprendere il territorio preso come caso studio sono state fatte alcune ricerche riguardanti la città presa in esame per comprendere e conoscere i differenti aspetti storici, fisici, geografici, demografici ed economici. 1. CENNI STORICI Il toponimo Collecchio ha origini remote e deriva dal latino Colliculum che significa “piccolo colle”. Reperti dell’età del bronzo sono stati scoperti negli ultimi duecento anni in vari siti del collecchiese, sia in zona pianeggiante che in quella collinare. Qui furono rinvenuti, a partire dal 1862, resti di villaggi sorti in varie epoche. In epoca preistorica, i villaggi furono scarsamente popolati fino a che, grazie alla produzione delle prime armi con leghe e metalli sorsero i primi insediamenti di un certo rilievo che si incrementarono con l’influenza della civiltà etrusca per poi ridimensionarsi con la calata dei Galli. Il periodo di presenza dei romani, con l’occupazione definitiva della Pianura Padana nel 183 a.C. determinò una fase di sviluppo in senso civile, agricolo ed urbano. Sono ancora oggi evidenti i segni della centuriazione nelle campagne circostanti il capoluogo. Il villaggio sulla collina andò ampliandosi e prese il nome di Su strina, che giunse a rivaleggiare con Parma. L’imperatore Ottaviano nel 27 a.C. per preservare la pace in seno all’impero fece radere al suolo la città. Il Medioevo fu segnato dalla calata dei Longobardi e da una contestuale decadenza delle strutture viarie del comune. Dopo la costruzione delle “villae” e dei “vici” in epoca romana con fitti scambi commerciali lungo tutti gli assi di comunicazione, l’alto Medioevo fu contrassegnato da un periodo di stasi e regressione economica, nonché di involuzione agricola cui fece seguito una crisi demografica. Lo sviluppo monastico ebbe inizio a partire dal VII secolo. Gli ordini religiosi titolari dei vari monasteri presenti sulla Francigena affiancarono le loro strutture con ospizi e alberghi per i pellegrini diretti a Roma. Il passaggio dei poteri dai Longobardi ai Franchi nel 774 non determinò traumi alla struttura politica e sociale del territorio. Il primo documento in cui si parla di Collecchio risale al 929: una pergamena conservata all’Archivio di Stato che allude al nucleo abitato del capoluogo. Le case e le terre cui fa riferimento l’atto erano di proprietà vescovile. Il dominio episcopale si protrasse fino al 1325 e nel palazzo vescovile, compreso nella cinta muraria del castello, avvenivano le attività dell’amministrazione civile. Buona parte delle terre erano allora di proprietà dei canonici del Duomo di Parma e dei grandi monasteri, in particolare quelli benedettini di San Giovanni Evangelista e San Paolo. Il colle continuò ad esercitare il proprio fascino nel corso del tempo con la realizzazione della pieve in epoca medievale e di case protette che potevano essere facilmente difese. Nel Cinquecento i legami tra Collecchio e la città sono testimoniati dai rapporti che la badessa del monastero di San Paolo, Giovanna Piacenza, ebbe con Giarola, sede distaccata. Nel 1545 fu creato il ducato di Parma e Piacenza sotto la dinastia Farnesiana. Ranuccio I chiuse definitivamente il capitolo del feudalesimo ed aprì una nuova era annientando i feudatari locali. A partire da quell’epoca i centri non crebbero più a scapito del contado, anzi la maggior produttività agricola favorì l’aumento della popolazione nelle campagne ravvivando così i mercati rurali locai. Non è certa la data in cui nacque il feudi dei Dalla Rosa ma si sa che nel 1630 la famiglia, di probabili origini modenesi, era già insediata nel capoluogo. Costoro avevano acquisito la corte, nucleo centrale attorno al quale si sviluppò il paese, dai Farnese, i quali la ebbero dai Sancitale. Anche dopo l’estinzione della casa Farnese nel 1731 ed il passaggio del ducato sotto la dinastia dei Borbone di Spagna i rapporti tra i Dalla Rosa e il duca si mantennero stretti e cordiali. La rivoluzione francese con il successivo avvento di Napoleone ebbe conseguenze dirette sul territorio di Collecchio che rientrò in quelli formalmente occupati dall’esercito d’oltralpe. Una ventata di nuovi ideali, ma soprattutto l’introduzione del diritto napoleonico apportarono profondi cambiamenti nella vita politica, sociale e civile. La successiva restaurazione del ducato con a capo Maria Luigia d’Austria segnò un periodo di pace e di sviluppo che proseguì fino al rientro dei Borbone con Carlo III e Luisa Maria. Il compimento dell’unità d’Italia nel 1860 favorì gli scambi ed il commercio. Collecchio nel corso dell’ultimo secolo ha saputo imporsi come realtà dinamica, pronta a confrontarsi con le sfide del futuro. L’operosità della sua gente ha fatto sì che si sia sviluppato un florido tessuto produttivo basato sulla filiera dell’agroalimentare con ditte che vantano tradizioni consolidate. La presenza di prosciuttifici e caseifici rappresenta uno dei punti di eccellenza della realtà collecchiese specializzata nel settore dell’allevamento e della trasformazione del latte. Punti di forza in una realtà in continuo divenire. 2. CARATTERISTICHE DEL TERRITORIO Collecchio si estende su una superficie di 5.879 ettari e dista 11 Km da Parma. Il confine occidentale del suo territorio è segnato, tra le frazioni di Ozzano e Madregolo, dalla riva destra del fiume Taro, nella parte nord- occidentale troviamo invece la riva sinistra del Baganza. La presenza di questi due corsi d’acqua ha condizionato la vita degli abitanti di questo territorio fin dall’antichità a ha inciso in modo determinante sull’ambiente circostante, soprattutto per quel che riguarda il Taro. Oggi il suo territorio è incuneato tra due parchi: il Parco regionale dei Boschi di Carrega, che nel 2002 ha festeggiato i 20 anni dalla sua istituzione, ed il parco regionale fluviale del Taro, istituito nel 1988, che si estende per una ventina di chilometri a partire dal ponte di Fornivo per arrivare a quello fatto erigere da Maria Luigia in corrispondenza dell’attraversamento della via Emilia a Pontetaro. La conformazione fisica del comune si presenta in parte collinare e in parte pianeggiante, il che ha favorito l’insediamento umano fin dai tempi più antichi. Le fasce di sviluppo del territorio di Collecchio hanno seguito nel corso dei secoli tre direttrici principali: due da nord e due da sud ed una terza da est ad ovest. Lungo la riva del Taro si sono formati diversi centri abitati dotati di caratteristiche simili concretizzatisi nel Medioevo con la formazione delle corti rurali fortificate ed autonome. Tali centri erano collegati da una strada inclusa nel sistema viario dei pellegrinaggi: la via Francigena o via Romea in quanto permetteva ai pellegrini di raggiungere Roma, centro della cristianità. La seconda fascia di sviluppo include la direttrice Parma - Collecchio che, ancor oggi, prosegue costeggiando la fascia collinare. Essa si caratterizza per la sua collocazione elevata e distante dal fiume. Le terza direttrice è quella pedemontana che interseca le prime due in corrispondenza dei guadi del Taro e sul Baganza. La presenza di fiumi e torrenti: Taro, Baganza, ma anche lo Scodogna, ha favorito la creazione di un ambiente idoneo alla vita stanziale influendo anche sulla formazione delle linee di transito e traffico consolidatesi nel corso dei secoli. 3. VIABILITA’ La principale via d’accesso del comune di Collecchio è la Statale della Cisa (SS62) che collega il paese con la città di Parma e prosegue a Sud verso Fornivo di Taro, il Passo della Cisa e La Spezia. Lungo tale tragitto vi hanno sede importanti aziende alimentari e casearie oltre che un importante centro artigianale. Il comune è collegato alla città anche tramite una linea ferroviaria e un buon sistema di servizi pubblici cadenzati appositamente per studenti e lavoratori. Di recente costruzione è la tangenziale che permette di attraversare l’intera città in tempi rapidi, decongestionando il traffico leggero e pesante e allo stesso tempo mettendo in correlazione i punti nevralgici commerciali con il territorio adiacente. 4. I BOSCHI DI CARREGA  Excursus storico La zona oggi tutelata dal Parco Regionale dei Boschi di Carrega ha attraversato i secoli conservando valori naturalistici grazie alla destinazione d’uso del territorio. L’area è sempre stata utilizzata come residenza estiva e riserva di caccia dalla famiglie nobiliari che se ne sono tramandate la proprietà fino alla recente istituzione del Parco. La famiglia San Vitale è la prima importante famiglia nobiliare proprietaria di vaste estensioni di territorio che comprendevano anche l’attuale area tutelata dal Parco. Nel 1500, quando i arnese conquistarono i Ducati di Parma e Piacenza, iniziarono a premere per estendere il loro potere fino a Sala Baganza e Collecchio. Tale pressione culminò e terminò nel 1612 quando Ranuccio I Farnese, dopo aver fatto giustiziare Girolamo San Vitale e Barbara San Severino, acquisì definitivamente questi territori trasformandoli in residenza di villeggiatura e tenuta di caccia della Corte di Parma. I Farnese mantennero il potere fino al 1731, quando il ducato passò a Maria Amalia di Borbone che incise profondamente sulla storia dei Boschi di Carrega, incaricando l’architetto francese Petitot di costruire in luogo di una vecchia casa di caccia, il Casino dei Boschi con funzione di residenza estiva e casino di caccia. Dopo essere stato parte dell’impero francese, con il Congresso di Vienna (1815), il ducato venne assegnato a Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone, con l’accordo che alla morte di lei, la proprietà ritornasse ai legittimi eredi Borbone. Tra il 1819 e il 1826, per volere di Maria Luigia, il Casino dei Boschi venne ampliato e trasformato, con la costruzione della prolunga e del Caminetto. Inoltre,nel 1827 Maria Luigia fece costruire una residenza estiva, la Villa del Ferlaro, per i figli avuti dal secondo marito, il conte Niepperg. Maria Luigia operò anche importanti trasformazioni sul territorio, con la realizzazione del giardino all’inglese intorno alla Villa e l’impianto di una faggeta nella vallecola del Rio Buca Pelosa: La faggeta di Maria Amalia, ancora oggi uno dei percorsi più suggestivi del Parco. Dopo la morte di Maria Luigia la proprietà tornò ai legittimi eredi della famiglia Borbone, fino all’unità d’Italia, quando passò sotto i Savoia, sempre come riserva di caccia. La casa reale cedette la tenuta all’Ingegnere Grattoni come ricompensa per la direzione dei lavori del traforo del Frejus e alla morte di lui la proprietà passò definitivamente alla nobile famiglia dei Carrega che ancora oggi è proprietaria del Casino dei Boschi e di parte del giardino monumentale. I Carrega hanno lasciato un profondo segno su questo territorio: hanno fatto costruire laghi, hanno incentivato la silvicoltura, e hanno introdotto, per abbellire il paesaggio, svariati alberi esotici che oggi costituiscono una importante testimonianza storico-culturale per il Parco. L’istituzione del Parco Regionale, il primo dell’Emilia Romagna, risale al 1982, ma il movimento che portò alla sua formazione nacque addirittura una decina d’anni prima, all’inizio degli anni ’70, quando i comuni della zona e la Provincia di Parma diedero vita a un consorzio per frenare la lottizzazione in atto all’interno dei boschi e preservare così questa zona per renderla fruibile al pubblico. Il consorzio che gestisce il Parco, di cui fanno parte la provincia d Parma e i Comuni di Parma, Collecchio, Felino, Fornivo e Sala Baganza, ha proceduto all’acquisto di terreni, che sono stati destinati alla libera fruizione da parte del pubblico, e immobili in cui sono state realizzate le strutture del Parco, dagli uffici ai centri visita.  Caratteristiche e punti di interesse Il parco è accessibile liberamente dall’alba al tramonto. I sentieri sono in parte di proprietà pubblica e in parte privata e gli itinerari di proprietà privata possono essere percorsi esclusivamente attraverso le guide del Parco. I singoli itinerari, di breve e di facile percorribilità, offrono l’opportunità di conoscere aspetti e habitat diversi del parco. L’area protetta è inoltre di particolare pregio naturalistico e storico-culturale. Il patrimonio boschivo è composto da querceti misti, castagneti e da una faggeta di antico impianto. Il paesaggio è interrotto da piccoli rii, laghetti e numerose radure, oltre ceda giardini monumentali realizzati intorno alle ville storiche. Grazie alla varietà di ambienti anche la fauna è molto ricca: fra i mammiferi è facile osservare il capriolo, animale simbolo del parco, lo scoiattolo, e nei prati la lepre. Tra i principali punti d interesse si possono indicare: - La Villa Casino dei Boschi: Questo edificio fu fatto costruire tra il 1775 e il 1789 dalla Duchessa Maria Amalia di Borbone la quale incaricò l'architetto Petitot di attuare i lavori su un preesistente chalet di caccia. La costruzione fu concepita inizialmente come villafattoria: a pianta quadrata, presentava due piani con una torretta centrale; la facciata principale era caratterizzata da un triplice loggiato e guardava su un cortile quadrato. La struttura si completava con una cappella e alcuni stabili di servizio. Nel 1819 Maria Luigia d'Austria, nuova Duchessa di Parma, acquistò la villa e la tenuta annessa alle quali attuò notevoli cambiamenti. L'architetto Bettoli incaricato dei lavori operò la ristrutturazione dello stabile secondo lo stile neoclassico (abolizione della torretta centrale, innalzamento di un piano costruzione di un frontone centrale e di un prostilo a colonne sovrastato da una terrazza). La modifica più significativa fu l'aggiunta a fianco della villa d un lunghissimo colonnato formato da colonne provenienti dalla reggia di Colorno noto come la "Prolunga", da cui si accedeva ai locali di servizio. Al centro del colonnato venne posto il CASINETTO, edificio con orologio e torre campanaria, che ospitava il teatrino di corte. Sempre per volontà di Maria Luigia, il giardiniere di corte Barvitius, tra il 1820 e il 1830, creò a ornamento della villa un elegante giardino all'inglese. Questo Parco Monumentale fu concepito per inserirsi armoniosamente nella forma del bosco. L'interno della villa non è visitabile, mentre al giardino si accede con escursione guidata, a piedi o in carrozza. - La Villa del Ferlaro: Non distante dal Casino dei Boschi alla quale si accede attraversando un suggestivo viale di cedri monumentali, che un tempo congiungeva le antiche residenze ducali . Venne detto "Villa del Ferlaro" traendo il nome dalla figura simile ad una stampella (in dialetto "ferla") che si disegnava sul terreno a nord della costruzione con la confluenza del Rio Valline nel Manubiola. L’edificio perse le sue primitive caratteristiche di casino di caccia, per assumere quelle di villa neoclassica. La villa, passando poi a diversi proprietari, ha subito all'interno varie modifiche, mentre all'esterno presenta ancora le linee architettoniche ottocentesche. Come il Casino dei Boschi è circondata da un Parco all'inglese ricco di essenze esotiche, realizzato dal Barvitius tra il 1827 e il 1332. Il suo disegno originale è tuttora conservato, con viali ampi e sinuosi e gruppi di conifere secolari. Attualmente la residenza è di proprietà privata e non è visitabile all'interno. - La Faggeta di Maria Amalia: L'itinerario nel primo tratto attraversa la secolare faggeta e poi prosegue in un giovane bosco ceduo di querce e castagni. Lasciato il Centro Parco, si risale la riva destra della vallecola del Rio Buca Pelosa fino alla confluenza con un secondo corso d'acqua; un ponticello conduce sulla riva sinistra e il sentiero prosegue fino a un ampio prato. Attraversata la strada che corre sul crinale della collina, una traccia tra le querce riporta in discesa al Centro Parco. 5. SVILUPPO DEMOGRAFICO Il comune di Collecchio ha fatto registrare nel censimento del 1991 una popolazione pari a 11.190 abitanti. Nel censimento del 2001 ha fatto registrare una popolazione pari a 11.904 abitanti, mostrando quindi nel decennio 1991 - 2001 una variazione percentuale di abitanti pari al 6,38%. Gli abitanti erano distribuiti in 4.831 nuclei familiari con una media per nucleo familiare di 2,46 componenti. Fino al 2004 l’andamento demografico ha subito un incremento maggiore della popolazione fino a raggiungere nel 2008 una popolazione di 13300 abitanti. 6. DINAMICHE DI URBANIZZAZIONE Il Servizio Agricoltura della Provincia di Parma si è fatto promotore di uno studio, attualmente incentrato su un campione di 4 comuni del proprio territorio, tra i quali Collecchio, finalizzato a valutare l’evoluzione delle superfici urbanizzate in 6 epoche diverse: 1881, 1960, 1976, 1994, 2003 e 2010(previsioni). Nei grafici riportati nella parte sottostante sono riportate le variazioni delle aree urbanizzate e l’evoluzione della popolazione residente. Da questi dati si evidenzia, oltre ad una generale ripresa delle espansioni urbane intorno agli anni ’90, un andamento differenziato nei diversi comuni. Nel comune di Collecchio si può osservare come l’espansione del tessuto urbano sia, in termini percentuali, molto più elevata rispetto all’incremento di popolazione. Ne risulta quindi che le espansioni delle aree edificate sono in molti casi da attribuire,oltre ai mutati stili di vita, ad operazioni speculative. Il territorio di pianura della provincia di Parma registra, da quindici anni a questa parte, un incremento medio annuo delle aree urbanizzate pari all’1%; nel 2000 il 3,12% del territorio provinciale risultava essere urbanizzato. STUDIO PRELIMINARE DEL PROGETTO 1. OBIETTIVI PRINCIPALI Nella consapevolezza che l’ambiente è la principale risorsa del luogo è nostro intento consolidare una forte sensibilizzazione per il patrimonio naturale. Il tema principale su cui focalizzeremo il nostro interesse sarà quello di una città eco-sostenibile. Le caratteristiche principali e gli obiettivi di questo progetto saranno dunque: Città razionale dal punto di vista energetico:  Ridurre il consumo di energia grazie ad una migliore coibentazione e una maggiore efficienza dei sistemi termici  Disporre di materie prime rinnovabili riciclabili o largamente disponibili  Utilizzare fonti energetiche rinnovabili, solare termico e fotovoltaico  Costruire edifici a “bassa energia”(commerciale), a “zero energia”(case passive”, a “energia attiva”(produttori netti di energia per terzi)  Utilizzo parsimonioso dell’acqua potabile a favore dell’uso di acqua piovana  Riduzione dell’impatto ambientale durante la costruzione  Divieto di utilizzare mezzi di trasporto inquinanti all’interno della città a favore di veicoli a carburante ecologico(gpl,metano e nuove alternative a idrogeno) Città verde  Impiego parsimonioso del suolo prediligendo edifici a molti piani  Favorire una mobilità compatibile con l’ambiente  Ridurre le distanze e offrire un’offerta molteplice ed attrattiva nel quartiere  Creazione di numerosi spazi verdi con strutture usufruibili anche da disabili  Realizzazione di numerosi percorsi e quartieri pedonabili  Far vivere il parco con l’intera città Città in continuo movimento  Favorire la libertà di spostamento pedonale e ciclabile in ogni punto della città  Riduzione di possibili ostacoli durante il movimento pedonale: riparo dalla pioggia e da altri problemi simili  Rendere ogni punto della città raggiungibile in pochi minuti attraverso fermate dell’autobus, noleggio di biciclette, o esclusivamente a piedi  Rendere anche le strade ad alto traffico percorribili dai pedoni attraverso percorsi riparati e sicuri adiacenti o sopraelevati  Incentivare il movimento a piedi attraverso la realizzazione di zone esclusivamente adibite a ciò Città collettiva e sociale  Favorire l’integrazione e la mescolanza sociale e culturale  Creare luoghi d’incontro che favoriscano lo scambio e la comunicazione  Evitare i rischi potenziali per migliorare la sicurezza  Aumentare la densità rispetto a quella esistente: dai 13000 abitanti odierni fino ai 30000 abitanti circa Data l’importanza che assume il Parco Regionale dei Boschi di Carrega nel territorio insediativo abbiamo deciso di affrontare il tema del verde. La nostra idea progettuale consiste nell’integrazione del concetto naturale-paesaggistico con quello di spazio urbanizzato nel tentativo di fondere realtà diverse e talvolta contrastanti in un unico insieme senza dover scindere drasticamente questi aspetti come spesso ad oggi accade. In questo modo la città potrà essere letta come un tentativo di sviluppo “naturale” che non vuole promuovere una crescita insediativa spontanea ed incontrollata ma che definisca la vita “moderna” e tecnologica all’interno del paesaggio naturale originario. Tali considerazioni e riflessioni nascono dall’analisi delle problematiche che legano il territorio con i suoi molteplici aspetti di vita e utilizzo che spesso portano a sviluppi maggiori di un luogo rispetto ad un altro (si pensi ad esempio al rapporto tra spazio abitativo e spazio a verde), nonché dai dibattiti riguardanti rapporti tra città e paesaggio, sviluppo e sostenibilità, salubrità e condizioni di vita all’interno del proprio territorio. Da evidenziare saranno anche le tecnologie strutturali e di supporto della città che si baseranno sulla ricerca e l’utilizzo dei cosiddetti nuovi materiali che tengono conto sia dei canoni estetici moderni sia dei canoni riguardanti il mantenimento e sviluppo, con un occhio vigente verso i numerosi problemi dovuti allo sviluppo urbano che penalizzano la salute e la vita umana (ad esempio l’inquinamento atmosferico e acustico). Altro obiettivo sarà quello di aumentare la densità abitativa fino ai 30000 abitanti circa, rispetto ai 13000 odierni, osservando sempre i requisiti sopra citati. Gli elementi che verranno mantenuti e riqualificati all’interno del territorio saranno le ville storiche dei Boschi di Carrega e i monumenti celebrativi – storico – artistici all’interno del paese. Il tema della città giardino verrà dunque trattato in stretta correlazione con quello della sostenibilità ambientale, tema attuale e ancora oggi in via di sviluppo. Tutta la nuova città sarà produttrice di energia e sarà basata sul sostenimento individuale e collettivo. L’inquinamento verrà ridotto al minimo e il verde sovrasterà ambienti pubblici e privati facendo sì che il nuovo insediamento si sviluppi interamente come un grande polmone verde. Tenendo conto delle caratteristiche territoriali e agricole del sito le produzioni industriali e commerciali preesistenti verranno riaffermate sulla base delle nuove tecnologie e dei requisiti sopra citati. Le principali attività occupazionali, oltre al settore commerciale ed industriale, saranno legate anche all’ambito turistico che offrirà numerose possibilità di lavoro. 2. RICERCHE SVILUPPATE SUL TEMA DELLA SOSTENIBILITA’ Il Decreto Legislativo 311/2006 stalilisce che dal 1° luglio 2009 gli edifici dovranno dotarsi di una carta d’identità energetica che ne attesti la “condotta termica” e i ridotti consumi di energia, evidenziati da una votazione. In merito a tale ordinanza la nostra intenzione è quella di progettare una città completamente sostenibile dal punto di vista energetico, dotata di abitazioni ed edifici con prestazioni tali da poter allo stesso tempo produrre energia ed evitare lo spreco di risorse. Le fonti da cui attingere per la produzione di energia saranno prevalentemente naturali: energia del sole, del vento, dell’acqua e del suolo. L’obiettivo principale è quello di determinare edifici confortevoli e rispettosi della sostenibilità ambientale attraverso:  Studio ed integrazione di energie rinnovabili  Architettura bioclimatica finalizzata al risparmio energetico  Riduzione o assenza di sostanze inquinanti  Sfruttamento dell’isolazione naturale  Isolamenti termici ed acustici  Risparmio e recupero energetico  Utilizzo acque piovane  Trattamento acque esauste
Bibliografia
Giancarlo Zanacca, “Collecchio sulla carta”, Editore Comune di Collecchio P.Ferruccio Botti, “Collecchio Sala Baganza Felino e loro frazioni”, Editore Direzione Didattica di Collecchio Ubaldo Delsante, “Collecchio storia e immagini di altri tempi”, Editore Comune di Collecchio FONTI WEB: www.wikipedia.org www.allaboutitaly.com www.ci.greenbelt.md.us www.servizi_regione_emilia-romagna.it www.collecchioonline.it
tav.1 - inquadramento territoriale e mobilità
tav.2 - progetto nuova città - scala 1:5000
tav.3 - quartiere - scala 1:2000
tav.4 - sezioni stradali - scala 1:200
tav.5 - viste spazi urbani principali
tav.6 - sezioni ambiti urbani - scala 1:200
RELAZIONE
Ultimo aggiornamento ( venerdì 07 marzo 2014 )
 
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