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Complesso Monte Amiata - Milano Stampa E-mail
Scritto da Matilde Bianchi   
sabato 04 aprile 2009
Autore scheda
ProgettistaC. Aymonino, A. Rossi, S. Messarè
Anno di Progettazione1967-69
Anno di Realizzazione1970-72
PaeseITALY
Committenza/Soggetti promotoriComune di Milano, Monte Amiata Spa
Strumenti urbanisticoPRG 1953, Legge 167 18/04/1962, Piano di Zona per l’edilizia economica popolare (PEEP ’63), Regolamento edilizio del Comune di Milano
Dati quantitativi
Popolazione insediata2400 mq. abitanti
Superficie territoriale (St)120912 mq. (di cui 43950 ceduti al Comune) mq
Superficie o volume utile edificati (Su)34756 mq. mq o mc
Superficie fondiaria (Sf)52762 mq. mq
Superficie coperta residenziale (Scr)169000 mc. mq
Superficie delle strade25000 mq. mq
Superficie dei parcheggi pubblici8300 mq. (all’interno del superficie fondiaria) mq
Superficie dei servizi pubblici mq
Superficie del verde pubblico attrezzato18000 mq.(all’interno del superficie fondiaria) mq
Numero alloggi444 (reali o presunti)
Superficie delle attivita commerciali4842 mc. mq
Superficie delle attivita direzionali5158 mc. mq
Superficie delle attivita ricettive mq
Superficie delle attivita artigianali e industriali mq
Densità abitativa
Descrizione sintetica generale
La “Monte Amiata Società Mineraria per Azioni” acquista nel 1944 un lotto di terreno agricolo in località Trenno, zona San Leonardo, nel settore settentrionale del futuro G2, dell’estensione di circa 12 ettari. Successivamente, il PRG del 1953 conferma la destinazione residenziale della zona interessata dalla proprietà “Monte Amiata” e nel giugno del 1963 il Comune di Milano adotta il Piano di Zona per l’edilizia economica popolare (PEEP 20-6-1963), redatto dall’Ufficio Urbanistico. Risultando il lotto “Monte Amiata” incluso in tale previsione, si prefigura un accordo, tra la società e l’Amministrazione Comunale, che prevede la possibilità per i privati, le cui aree sono inserite nei Piani di Zona, di edificare in prima persona, pur sottostando alla condizione essenziale di realizzare alloggi di tipo economico popolare. La “Monte Amiata” si impegna a cedere al Comune di Milano una superficie pari a 25000 mq, destinata ad opere di urbanizzazione primaria e 43150 mq. per l’edificazione di pubblico interesse. La società, cedendo complessivamente 68150 mq., ottiene sulla proprietà residua una volumetria massima globale pari a 169000 mc. Stabiliti i presupposti di edificazione, la “Monte Amiata” nella scelta del progettista si orienta verso la figura di Carlo Aymonino, il quale nella prima elaborazione progettuale propone una struttura lineare, sulla quale si innesta una forma circolare, la piazza anfiteatrale, come cerniera visiva dell’intero complesso. La logica compositiva risponde ad un impianto geometrico, evidenziando un organismo unitario. Sono inoltre presenti due triangoli equilateri slittati lungo un comune lato obliquo,i quali determineranno la planimetria definitiva del complesso (Figura 1). Tra il settembre e l’ottobre del 1967 viene messa a punto il primo planivolumetrico: “Le due ali compatte, indicate dal “tipo A”, incernierate dall’anfiteatro, alludono alla città che cresce per parti e si propongono come un unicum formale che si impone come segmento operante della città nuova. Ma una volata delimitata dal perimetro murato dei corpi A, la città nuova sembra vacillare nell’identità formale, si sbriciola in un’aggregazione a scacchiera irregolare”.1 Aymonino stesso scrive : “L’idea iniziale della costruzione continua si è andata frantumando in due elementi tipologici, gli edifici A e B, assai diversi tra loro, confusamente contrapposti nella composizione di insieme” 2 Nel 1968 proseguono gli aggiustamenti del planivolumetrico secondo le norme di costruzione del Regolamento Edilizio e viene presentato alla Ripartizione Urbanistica il secondo planivolumetrico del complesso: è scomparsa la scacchiera centrale, sostituita da tre edifici in linea, i corpi B e C, fusi in una sezione unitaria, spaccata longitudinalmente dalla galleria semicoperta, e il corpo D che si attesta attraverso un ponte all’A1, al B e al C. Dai corpi A1 e A2 dipartono le passerelle aeree di collegamento tra i parcheggi posti verso via Cilea e i percorsi pedonali interni sopraelevati. L’intersezione dei percorsi, che identifica le linee di forza del progetto, è già, in questa fase, organicamente determinata. (Figura 2) Il 1 ottobre 1968 il progetto viene respinto a causa di numerose irregolarità di carattere igienico - regolamentare. Infatti tutti gli alloggi dei corpi B e C affacciano da un lato sulla galleria gradinata di saldatura dei due edifici. Tale spazio viene considerato non in grado di garantire l’illuminazione e l’aerazione diretta ai vani di affaccio. Il 13 novembre 1968 viene presentato un terzo e definitivo planivolumetrico (Figura 3). La nuova stesura recupera la primitiva intenzione di configurare un organismo ed un congegno morfologico unitario: da un lato la planimetria mantiene forme geometriche elementari che permettono una immediata riconoscibilità di impianto; dall’altro la frammentazione volumetrica si ricompone nell’ unità percettiva attraverso la diramazione capillare dei percorsi che costituiscono veri e propri sistemi di relazione. La continua connettiva demandata ai percorsi è messa in evidenza dai colori utilizzati: giallo per le passerelle aeree, rosso per le gallerie, rossastro per la volumetria delle residenze. Il complesso si articola in 5 corpi di fabbrica, quattro dei quali – A1, A2, B e D – dispiegati a ventaglio, concettualmente convergenti verso l’anfiteatro, fulcro di aggregazione sociale. (Figura 4) Il quinto, il corpo C, è configurato su una struttura a ponte, con 13 alloggi disposti su due piani ( a quota 4.30 e 7.50) e racchiude un piazza-corte (a quota 1.50) che svolge il ruolo di collettore parziale dei percorsi pedonali. L’edificio D delimita la piazza triangolare ad ovest, prolungandosi fino al limite estremo della proprietà, presentandosi come lama bianca: è l’edificio progettato da Aldo Rossi. (Figura 5) Se gli edifici aymoniniani rispondono ad una varietà tipologica e distributiva degli alloggi, l’edificio rossigno individua tre tipologie di appartamenti (70 mq, 105 mq, 125 mq), delimitati dall’interazione del modulo strutturale di 3.60 m . Le superfici bianche sono scandite dalle bucature quadrangolari delle logge e delle finestre, intervallate sul fronte orientale, da verdi griglie metalliche, elemento caratterizzante. Tale ballatoio caratterizza la struttura, richiamandosi alla tradizionale casa popolare milanese a ballatoio. L’edificio B (6 piani per un’altezza di 23.50 metri ) si prolunga per 155 metri dalla cavea focale, lungo l’asse di tangenza delle due piazze triangolari. (Figura 6). La sezione alle quote inferiori (4.30 e 7.50 metri) è scavata da un ampio passaggio rastremato, percorso da una passeggiata in quota, dove confluiscono i corpi scala che collegano alle cantine e ai garages seminterrati (-1) e che rimanda alla risonante galleria, che saldava i corpi B e C nella precedente stesura planivolumetrico. In corrispondenza del grande tamburo delle attrezzature commerciali, verso l’estremità meridionale del corpo B, si aggancia l’edificio C, che sigilla i corpi B, D e A1. I prospetti sono caratterizzati dalla giustapposizione degli elementi di contenimento: parapetti di cemento prefabbricato, traforati secondo un modulo quadrato. Gli edifici A1 e A2, composti dalla stratificazione continuamente slittata di 8 piani di alloggi, per un’altezza di 27.90 metri, hanno uno sviluppo lineare di 154 metri. (Figura 7) I relativi prospetti sono caratterizzati da una frammentazione figurativa, rappresentativa delle diverse tipologie residenziali: maisonnettes a patio al primo piano, duplex ai piani intermedi, alloggi a mansarda all’ultimo piano. Nella composizione generale, devono essere menzionati i percorsi che diventano parte essenziale della struttura compositiva: all’interno si articolano tramite scale e pianerottoli, come luminosi affacci degli atri esterni a terrazza (a quota 17.50 degli edifici A1 e A2), percorrono la lunghezza dell’edificio nella sua profondità inferiore come tunnel che distribuiscono l’accesso ai duplex (quote 5.10 e 11.30 dei corpi A, quota 11.90 del corpo B). Dai garages e dalle cantine (a quota -1) i percorsi si dispongono senza soluzione di continuità, a lambire le piazze, le strutture commerciali e di servizio su fino ai ballatoi d’affaccio degli ultimi livelli. Nelle piazze confluiscono e si irradiano le trame fitte dei percorsi pedonali, in modo che ci siano livelli differenziati per la mobilità veicolare e per quella pedonale. Le due piazze triangolari a quota 3 metri costituiscono luogo di incontro o di giuoco, la terza è di convergenza e di distribuzione dei percorsi pedonali, componendo una sorta di scena degli edifici. Nel 1973 per immettere nel mercato i 444 appartamenti del complesso si profila tra le parti (Comune e società Monte Amiata) l’ipotesi di cessione dei singoli alloggi a quegli inquilini di case popolari con un certo reddito, ma la crisi politica dell’Amministrazione comunale provoca il totale arresto delle trattative. Nel frattempo gli appartamenti inutilizzati assumono il significato di pubblica provocazione: tanto che il complesso diviene obiettivo di una numerosa occupazione. Questo episodio si inserisce in una situazione caratterizzata dal problema dell’abitazione e dalla mancanza di servizi della cintura milanese. Successivamente le trattative tra Comune e Società costruttrice si formalizzano in una convenzione secondo cui gli alloggi verranno assegnati dalla Monte Amiata a prezzo concordato a inquilini che abitano in alloggi di edilizia economica popolare che aspirano ad ottenere un alloggio di proprietà. Nonostante la campagna di informazione organizzata per sollecitare l’acquisto degli alloggi, le domande sono molto inferiori alla disponibilità degli alloggi. Nel corso degli anni il complesso Monte Amiata ha assunto valore di vero e proprio segnale urbano, di termine significativo delle indicazioni topografiche, inevitabile riferimento visivo dell’intero quartiere G2 e del Gallaratese stesso. Tuttavia già dal 1973 l’intero quartiere G2, soffre di una desolante carenza di sevizi; mancano scuole superiori, poliambilatori, biblioteche, cinema e attrezzature commerciali.Per tali motivi, carenza di opere di urbanizzazione e di integrazione al tessuto cittadino preesistente, il Gallaratese si pone come esempio di sviluppo negativo della città, trasformandosi in un insediamento che assolve una sola funzione, quella residenziale. Soltanto negli anni Settanta avvenne la costruzione delle Torri e nei decenni successivi grazie alla linea metropolitana fu realizzato il collegamento tra la zona Gallaratese ed il centro. Inoltre il quartiere è andato caratterizzandosi anche dal punto di vista delle attività commerciali, con la costruzione negli anni ottanta del Centro Civico e Municipale e in seguito del centro commerciale Bonola. Note 1 Claudia Conforti, Il Gallaratese di Aymonino e Rossi 1967/1972, Officina Edizioni, Roma, 1981 (da pag 38 a 40) 2 C Aymonino, Il progetto dell’insediamento Gallaratese 2 in Milano, Quaderni di progettazione 3, Venezia,1970
Bibliografia
Testi Claudia Conforti, Il Gallaratese di Aymonino e Rossi 1967/1972, Officina Edizioni, Roma, 1981 Claudia Conforti, Carlo Aymonino l'architettura non é un mito, Officina Edizioni, Roma, 1983 Carlo Aymonino, Piazze d'Italia, progettare gli spazi aperti, Electa, Milano, 1988 Indirizzi Web http://www.comune.milano.it/sit http://www.housingprototypes.org/about http://www.carloaymonino.blogspot.com
Qualita' progettuale - componenti del progetto urbanistico
Urbanistica
Il progetto prevede una cubatura di 159000 mc. destinata a residenza e una cubatura di 10000 mc. per attività commerciali. La distribuzione di tali aree segue il seguente modello:
Edificio A1 cubatura di 44937 per 120 appartamenti e 3985 per 10 uffici
Edificio A2 cubatura di 55071 per 140 appartamenti+2 negozi e 743 per 5 uffici
Edificio B cubatura di 43536 per 126 appartamenti+7 negozi e 430 per 2 uffici
Edificio C cubatura di 4834 per 13 appartamenti+2 negozi
Edificio D cubatura di 14524 per 45 appartamenti+2 negozi
Galleria anulare del teatro ospita 5 negozi con una cubatura di 940 mc.
Tuttavia oggi le uniche attrezzature commerciali attive all’interno del complesso sono un negozio di parrucchiera, una tintoria e una merceria. Due piccoli appartamenti sono attrezzati a studio dentistico e medico; mentre gli ambienti progettati nel corpo A1 per i servizi ambulatoriali sono affittati ad un piccolo istituto tecnico commerciale privato. Tutti i restanti ambienti destinati ad attività commerciali non sono utilizzati. Infatti le attrezzature commerciali sono state dimensionate sulla scala del quartiere, in quanto la gestione privatistica del complesso residenziale, escludendo l’accesso ai non residenti, impedì conseguentemente l’attivazione completa di quelle strutture.
Nonostante ciò, sono presenti numerosi luoghi di socializzazione: l’ anfiteatro, le due piazze triangolari a terrazza, la piazza corte, i portici, la galleria anulare su cui si affacciano i negozi.
Inoltre parte dell’area circostante gli edifici è stata destinata a spazi a verde attrezzato, anche con la presenza di aree gioco. Oltre alle aree destinate a giardino, sono stati realizzati vialetti di accesso pedonale ai vari edifici.
Edilizia
L’idea dominante del complesso del quartiere “Monte Amiata” è quella di una costruzione articolata, composta da cinque corpi di fabbrica rispondenti al carattere dell’edilizia economico popolare. Gli edifici a cortina alti sino a m. 24,00 sono aperti verso il centro in modo da ricavare ampi spazi destinati all’aggregazione sociale.
Tali edifici sono caratterizzati da varie tipologie di appartamenti: monocamera 26 mq., appartamento piccolo 80 mq., appartamento medio 100 mq.,appartamento grande 150 mq. All’interno del complesso si possono trovare diverse tipologie residenziali: maisonnettes a patio al primo piano, duplex ai piani intermedi, alloggi a mansarda all’ultimo piano.
Infrastrutture
L’urbanizzazione interna delle aree del G2 è stata effettuata a cura e carico delle società contraenti (Monte Amiata e Maranta spa). Sono state realizzate strade di lottizzazione caratterizzate da marciapiedi asfaltati.
Per quanto riguarda la mobilità dolce, il sistema dei percorsi pedonali è funzionale ed articolato. Logge e ballatoi facilitano l’accesso dai parcheggi a terra agli atri d’ingresso, corridoi interni, percorsi pedonali, sia orizzontali che verticali, coperti e non si snodano per tutta la lunghezza del complesso.
La quota di insediamento dell’edificato è sopraelevata di m. 4 sul piano campagna: la zona sottostante è destinata al disimpegno veicolare dei vari edifici e a parcheggi.
Infatti le aree adibite a parcheggio, sono state previste in modo da garantire insieme ai box sotto i fabbricati, un posto auto per ogni 500 mc. di volume destinato a residenza e a negozi e per ogni 250 mc. di volume adibito ad uffici.
Figura 1. Planimetria generale della prima soluzione: sono già evidenti i corpi A1 e A2 e il nodo del teatro, mentre una maglia ortogonale di residenze si sovrappone ad una delle due aree triangolari.
Figura 2. Planimetria complessiva delle coperture della seconda soluzione e assonometria.
Figura 3. Plastico e planivolumetrico della soluzione definitiva.
Figura 4. Localizzazione del Complesso Amiata e individuazione degli edifici componenti.
Figura 5. Schemi planimetrici ai diversi livelli e prospetto ovest dell’edificio D progettato da Aldo Rossi.
Figura 6. Piante e profili volumetrici degli edifici B e C.
Figura 7. Piante,sezioni e prospetti dei corpi A1 e A2
Figura 8. Il sistema della mobilità.
Ultimo aggiornamento ( giovedì 06 marzo 2014 )
 
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