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Quartiere INA-Casa, INCIS Cavedone Stampa E-mail
Scritto da Serena Gramellini   
venerdì 26 giugno 2009
Autore scheda
ProgettistaL. Benevolo, V.Calzolari, M. Carini, S. Danielli, F. Gorio ( c ), M. Vittorini
Anno di Progettazione1957
Anno di Realizzazione1960
PaeseITALY
Committenza/Soggetti promotoriIstituto INA-CASA, Istituto INCIS, Piano per l’Edilizia Economico Popolare
Strumenti urbanisticoPRG-PPE
Dati quantitativi
Popolazione insediata5.000 abitanti
Superficie territoriale (St)272.208 mq mq
Superficie o volume utile edificati (Su)205.673 mq mq o mc
Superficie fondiaria (Sf)189.759 mq mq
Superficie coperta residenziale (Scr)43.213 mq mq
Superficie delle strade33.583 mq mq
Superficie dei parcheggi pubblici7.110 mq mq
Superficie dei servizi pubblici9.681 mq mq
Superficie del verde pubblico attrezzato26.227 mq mq
Numero alloggi986 (reali o presunti)
Superficie delle attivita commerciali/ mq
Superficie delle attivita direzionali28.620 mq mq
Superficie delle attivita ricettive/ mq
Superficie delle attivita artigianali e industriali/ mq
Densità abitativa
Descrizione sintetica generale
Il quartiere Cavedone è situato nella parte orientale della periferia bolognese [Figura 1]: l’area originaria del complesso si estende tra la linea ferroviaria della Direttissima Bologna-Firenze, via Ortolani, via Cavedone e via della Battaglia.
Il primo piano di zona, redatto dallo stesso gruppo di progettisti per conto del Comune di Bologna ed attuato solo parzialmente, si spinge fino al torrente Savena e regola l’espansione urbana organizzandola in unità funzionali di 7500 abitanti. Il progetto planivolumetrico originario [Figura 5] prevede diciotto edifici a corte collegati da percorsi ortogonali e distanziati da zone verdi; nella zona centrale del complesso sono previsti i servizi: parco, scuole, centro sociale, chiesa, opere parrocchiali, negozi e mercato. Al progetto, sottoposto all’esame della Consulta di Gestione (organo tecnico amministrativo dell’INA-Casa), sono richieste alcune modifiche riguardo l’eliminazione dei soggiorni passanti e delle scale elicoidali [Figura 13, Figura 14]. Queste modifiche comportano la totale rielaborazione del progetto, terminato nel settembre 1957. Del progetto originale vengono realizzate le sette corti più ad Est; altre due vengono realizzate dall’INCIS con altra direzione dei lavori. Successivamente, nel 1963, l’Ufficio comunale PEEP predispone una variante per la zona Ovest [Figura 6] nella quale, eliminate le corti, sono previsti edifici a nove piani. Nell’attuazione viene tuttavia realizzato un quadrilatero di edifici in linea [Figura 11] con al centro due torri di diciotto piani. Questi ulteriori interventi di completamento, gestiti da vari enti pubblici, modificano profondamente il carattere originario del quartiere.
L’intervento si caratterizza per la ripetizione di uno stesso tipo edilizio [Figura 9]: edifici a corte rosso mattone allineati lungo le vie, dei quali si intuisce o si intravede il vuoto centrale. Non essendo possibile mettere a punto nella fase di progetto la tecnica costruttiva collaborando con le imprese costruttrici, che intervengono solamente partecipando agli appalti, i progettisti impostano il loro lavoro su una razionalizzazione del cantiere tradizionale. La razionalizzazione viene perseguita mettendo in relazione il tipo edilizio alla massima utilizzazione delle strutture murarie, contenendo le serie degli elementi di solaio, adottando un modulo di progetto e unificando infissi, servizi, scale, arredi fissi. Sebbene si possa riscontrare una certa uniformità d’impostazione nel complesso (tipo insediativo, elementi e materiali architettonici), le corti sono quasi tutte diverse tra loro e rifiutano la disposizione secondo una griglia ortogonale, attraverso lievi rotazioni o variazioni di dimensione; la strada si configura come elemento strutturante del paesaggio urbano, in un tessuto compatto che rimanda alla morfologia della città storica.
Gli autori L. Benevolo, V. Calzolari, M. Carini, S. Danielli, F. Gorio, M. Vittorini, reduci da esperienze progettuali collegate all’iniziativa pubblica occasioni di un profondo ripensamento (come il Tiburtino e la Martella), hanno trasferito in questo progetto i tratti di un’edilizia domestica priva delle eccessive velleità dell’architettura di quegli anni. È in crisi l’idea che “la storia della città, la somma stratificata di tante esistenze, lo spessore umano della tradizione…” possano essere ricostruiti con tutti i mezzi elementari della progettazione. È comunque sentita l’esigenza di “abbandonare lo spazio instabile dell’edilizia razionalista” e si pensa alla “corte” come al “volume corposo che avrebbe restituito alla città la strada murata, accogliente, misurata, sonora”. Nell’intervento di via Cavedone la corte [Figura 24] è pensata come trama ideale per il tessuto e per l’applicazione di prinicipi di coordinamento tecnologico: si prefigura un’architettura che nasce dalla disciplina, dalla chiarezza interiore, che sappia legare le parti al tutto, la forma alla funzione, la tecnica al linguaggio. La scelta tipologica della corte attrezzata riflette anche la volontà di dotare gli alloggi ubicati all’interno degli edifici multipiano di uno spazio all’interno del quale gli abitanti possano incontrarsi e sostare all’aperto. Tale principio rimanda all’idea delle unità di vicinato, intese come “unità sociali nelle quali la vita si può svolgere con minori costrizioni, minor peso, più libertà e più ricchezza che non nell’indistinto agglomerato urbano”. “C’era, nell’idea di quartiere organico, l’idea di un rapporto più diretto e cosciente tra l’ambiente e l’uomo, basato sulla convinzione del valore educativo, sul piano sociale come su quello politico e morale, dell’ambiente di vita”, per cui assume un carattere fondamentale l’idea di vicinato e di comunità.
Il quartiere Cavedone appare oggi [Figura 3] nel complesso straordinariamente ben conservato, essendo molto accurata la manutenzione degli spazi aperti e degli edifici. L’interno delle sue corti ospita ancora oggi giardini ben curati [Figura 23], destinati esclusivmente alla fruizione pedonale, mentre il mondo dell’automobile resta completamente esterno alla realtà delle corti. Questi spazi mantengono le caratteristiche formali e funzionali attribuite loro in sede di progetto, dimostrando la resistenza del complesso al passare del tempo: il merito di ciò va attribuito in buona parte al tipo edilizio utilizzato che, nella sua disciplina, non consente di snaturare il significato degli spazi creati.
L’attenzione per la creazione di un ambiente urbano raccolto e misurato, fa di questo episodio, malgrado le profonde trasformazioni dei modi di vita in atto, uno degli esempi più interessanti del così detto neorealismo architettonico in Emilia Romagna.
Bibliografia
Emilia Romagna Di Touring club italiano, Anna Ferrari-Bravo, Touring Editore, 1991

Fanfani e la casa: gli anni Cinquanta e il modello italiano di welfare state : il piano INA-Casa, Istituto "Luigi Sturzo.", Rubbettino Editore srl, 2002

Guide di architettura. Bologna, coordinamento editoriale di Giuliano Gresleri, Torino, Allemandi, 2004

Housing in Europa 2: 1960-1979, [scritti di] Alessandra Carini ... [et.al.], Bologna, Luigi Parma, 1982

La grande ricostruzione : il piano INA-casa e l'Italia degli anni Cinquanta, a cura di Paola Di Biagi, Roma, Donzelli, 2001

L'edilizia residenziale, Mario Zaffagnini, Hoepli Editore, 2002

http://www.architectour.net/opere/opera.php?id_opera=4268

http://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1957/1214

http://informa.comune.bologna.it/iperbole/psc/situazioni/5:845/1894/

http://www.osaweb.net/pagine/risorse/ris_eventi_32.htm

http://sit.comune.bologna.it/scripts/esrimap.dll?name=tecnica&ch=1&mp=%26t%3D927387%26l%3D689562%26b%3D927067%26r%3D689882%26lu%3D1%26d%3D1%26cr34%3D1%26cr36%3D1&mappa.x=336&mappa.y=320&s=&mm=p&i=ctc_edifici
Qualita' progettuale - componenti del progetto urbanistico
Urbanistica
L’area Est, compresa tra via Milano e via Firenze, riprende le linee tracciate dal primo progetto del 1957: essa è quasi interamente occupata dagli edifici residenziali a corte di tre piani, eccetto le quattro alte palazzine della zona sud; al centro dell’area è situata la chiesa, che si affaccia su via Corrado Mazzoni. L’area Ovest, compresa tra via Torino e via Milano, è frutto delle successive modifiche al progetto del gruppo Gorio, dal carattere del quale si discosta nettamente. Essa è circondata da quattro palazzine a schiera residenziali, che definiscono i margini dell’area; al centro si trovano i tre grattacieli di 18 piani, occupati prevalentemente da uffici. Su via Milano si affacciano le scuole comunali dell’infanzia ed elementari G. Costa. Il quartiere è caratterizzato dal ruolo primario conferito agli spazi verdi, che costituiscono luogo di incontro e di socializzazione per gli abitanti. [Figura 2]
Edilizia
Abbandonate le tipologie tardo-razionaliste delle case in linea, a schiera, a torre, nonché buona parte dei modelli della cultura urbanistica dell’anteguerra, l’intervento di via Cavedone ripropone prevalentemente l’uso dell’antica casa a corte [Figura 7], a organizzazione compatta, dai vasti spazi interni, a tre piani e con verde e area gioco per i bambini. Le corti, costruite secondo il progetto originario, hanno uno spazio interno di 60 x 35 m circa attrezzato a verde e a zona giochi: “Lo spazio libero interno è riservato agli abitanti della corte, e opportunamente suddiviso in relazione alle varie attività degli adulti e dei ragazzi; comprenderà un sentiero di transito ai margini, e un’area centrale sistemata ai vari livelli mediante movimento di terra in fase di costruzione, con sistemazione a verde, sedili, vasche di sabbia, un chiosco, ecc.”
Infrastrutture
La rete della viabilità, che tracciando il perimetro dell’area definisce l’orientamento dei corpi di fabbrica, si mantiene a lato degli edifici e funge solamente da collegamento con le strade esterne. I collegamenti interni, infatti, sono concepiti esclusivamente tramite percorsi pedonali [Figura 27]; anche i servizi presenti (scuola materna ed elementare, chiesa, centro sociale, mercato, ecc.) sono raggiungibili senza l’ausilio di mezzi motorizzati. Lo spazio aperto è prevalentemente di carattere semicollettivo, basti pensare alla presenza delle corti, che costituiscono i luoghi d’incontro e di socializzazione degli abitanti di ogni blocco di edifici.
Figura 1: Inquadramento urbano dal PRG di Bologna
Figura 2: Inquadramento dal PRG di Bologna
Figura 3: Vista zenitale da Google Earth
Figura 4: Inquadramento urbano al 1957
Figura 5: Planimetria definitiva del progetto originario (1957)
Figura 6: Planimetria con variante per la zona Ovest
Figura 7: Pianta piano terra e sezioni di una corte
Figura 8: Pianta di piano tipo degli edifici a corte
Figura 9: Esempio di aggregazione dei moduli tipologici a corte: schema e tipologia di alcuni alloggi
Figura 10: Pianta di un alloggio d'angolo a cinque vani
Figura 12: Vano scale: prima soluzione
Figura 13: Vano scale: soluzione definitiva
Figura 14: Scale: armatura dei cosciali portanti
Figura 15: Gronda: sezione del muro di tamponamento
Figura 16: Attacco a terra con la mensola in ferro di sostegno alle lesene
Figura 17: Progetto non realizzato della chiesa parrocchiale (1960): prospetto fronte Sud e schema planivolumetrico
Figura 18: Veduta generale del quartiere della zona dedicata ai servizi
Figura 19: Veduta d'angolo di un edificio a corte
Figura 20: Veduta dell'interno di una corte
Figura 21: Veduta del passaggio tra due corti
Figura 22: Veduta del parcheggio tra due corti
Figura 23: All'interno di una dele corti del Cavedone
Figura 24: Corte interna del quartiere INA del Cavedone
Figura 25: Veduta di un edificio
Ultimo aggiornamento ( giovedì 06 marzo 2014 )
 
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