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Quartiere Falchera (TO) Stampa E-mail
Scritto da Giorgia Basili   
giovedì 24 settembre 2009
Autore schedaa
ProgettistaGiovanni Astengo, capogruppo con Sandro Molli-Bofa, Mario Passanti, Nello Renacco, Aldo Rizzotti
Anno di Progettazione1951
Anno di Realizzazionedal 1954
PaeseITALY
Committenza/Soggetti promotoriComune di Torino, ente Ina Casa
Strumenti urbanisticoMasterplan
Dati quantitativi
Popolazione insediata6000 abtanti abitanti
Superficie territoriale (St)(992497) mq
Superficie o volume utile edificati (Su)(318600) mq o mc
Superficie fondiaria (Sf)(813364) mq
Superficie coperta residenziale (Scr)(141044) mq
Superficie delle strade(179133) mq
Superficie dei parcheggi pubblici/ mq
Superficie dei servizi pubblici(34844) mq
Superficie del verde pubblico attrezzato(634533) mq
Numero alloggi917 nel primo insediamento, 1600 totali (reali o presunti)
Superficie delle attivita commerciali(9459) mq
Superficie delle attivita direzionali(1961) mq
Superficie delle attivita ricettive(19405) mq
Superficie delle attivita artigianali e industriali/ mq
Densità abitativa
Descrizione sintetica generale

Distruzioni e flusso migratorio hanno determinato nel dopoguerra di Torino una forte domanda di alloggi di tipo popolare; basti pensare che dal ’45 al ’65 la città ha continuato a crescere ad un ritmo che ha raggiunto le 25000 persone l’anno. A risolvere il problema in modo integrale sarebbe occorso un piano economico-finanziario coordinato ad un aggiornato piano urbanistico di sviluppo della città e dell’intero territorio. Ma il piano regolatore della città in quel tempo mancava del tutto, e per il territorio erano state allora suggerite soltanto alcune linee direttive nello studio del piano regionale.
Per fronteggiare tale bisogno furono varati alcuni programmi di edilizia sovvenzionata, strettamente connessi ai due poli estremi verso i quali gravitava lo sviluppo industriale torinese dell’epoca; la nuova unità residenziale di Falchera, promossa dall’INA-Casa nel 1950, in confronto all’evidente caos dell’edilizia speculativa, si distingue per una dichiarata individualità.
L’ubicazione delle aree rispetto a Torino comportava la creazione di un’unità satellite, necessariamente autosufficiente come servizi, dato il netto distacco dalla città e l’isolamento nella campagna; la densità territoriale di abitanti fissata era inoltre consona al carattere semi-rurale della zona. I destinatari, futuri abitanti, sarebbero stati i lavoratori che versavano i contributi all’INA-Casa: si trattava di <>. Per questo Astengo ritenne che il progetto ebbe esiti peggiori di quelli prefissati in quanto: << non a quella gente, a cui si pensava, vennero assegnati gli alloggi, ma in gran parte ad altri, indubbiamente più bisognosi, ma i cui gusti, le tendenze, i cui modi di vivere e di abitare ci erano ignoti.>>
La storia della Falchera è relativamente recente: si trattava di una zona costituita da piccole case, cascine e qualche bottega. I “Falchero”, una ricca famiglia di possidenti, erano al tempo i proprietari di alcuni fabbricati facenti parte di un complesso agricolo settecentesco ancora oggi esistente, e si deve proprio a loro la denominazione attuale del quartiere (immagine 6). La zona era delimitata da una linea immaginaria e comprendeva diversi poderi.
Nel dicembre del 1950 il consiglio di gestione designava un gruppo di progettisti per la redazione del piano urbanistico con capogruppo Giovanni Astengo, che si avvaleva della collaborazione di Sandro Molli-Boffa, Aldo Rizzotti, Nello Renacco. La progettazione fu quindi impostata su un sistema a quattro nuclei principali, posizionati attorno al centro comunitario del complesso. Il groppo predispose alcune norme generali sulla conformazione degli edifici e sul taglio degli alloggi, che furono poi sviluppate in modo da fornire una specie di capitolato generale che, oltre ad integrare le norme di INA-Casa, avrebbe dovuto specificare i punti fermi i comune caratteristici del quartiere, al di là dei quali era lasciata ai progettisti ampia libertà.
L’attuazione dello stesso si concretizzò inizialmente con la costruzione dei blocchi residenziali, ai quali seguì nel 1959 il blocco centrale, dei relativi servizi e della scuola elementare.
All’inizio degli anni settanta venne poi costruita la Falchera2, oggi comunemente denominata Falchera Nuova, in prosecuzione, seppur disgiunta, dal primo insediamento.

 

Bibliografia

 

 

- ALBERTO MAGNAGHI, MARIOLINA MONGE, LUCIANO RE, Guida all’architettura moderna di Torino, Lindau, Torino 1995
- GIOVANNI ASTENGO, Falchera, in Metron n.53-54, 1954


Sitografia

- http://www.architetturadelmoderno.it/schedanodo.php?id=135
- http://comune.torino.it/circ6/memorie/falchera.htm
- www.lastampa.it

 

Qualita' progettuale - componenti del progetto urbanistico
Urbanistica



In generale, si è rifiutata ogni soluzione che avesse potuto condurre a blocchi serrati, a visuali chiuse, a ricomporre cioè la città compatta ad isolati, o a frantumare lo spazio in piccole aree come le periferie delle cittadine di provincia (immagine 2-3).


Ai grandi spazi comuni, fra i blocchi, si contrappongono gli spazi ristretti delle piazzette del centro sociale, commerciale e religioso, in cui gli abitanti dovrebbero ritrovarsi uniti. La disposizione ad U è formata da tre corpi di fabbrica disposti a linea spezzata, che non creano zone d’ombra permanenti e prospettano su un grande spazio a giardino comune, presentandosi abbastanza flessibile, con varie possibilità di orientamento.


Edilizia


L’idea della casa a tre piani con ampi spazi verdi interclusi nacque guardando il paesaggio e la campagna, considerando gli insediamenti rurali circostanti. Le abitazioni hanno quindi un’altezza costante, corpi di fabbrica allungati e presentano il costante impiego di muratura faccia a vista e tetti a due falde in tegole curve. I blocchi delle corti si aprono a sud verso lo spazio concavo del giardino, offrendo anche un utile riparo verso i venti a nord. Dall’interno dell’alloggio si hanno viste multiple: da un lato il giardino comune, dall’altro la vista sulle strade di accesso; data la grande distanza degli edifici si è realizzato l’isolamento ottico fra gli alloggi. La zona giorno, quindi soggiorno e cucina, è quella che occupa la parte sud (immagine 5), offrendo il maggior isolamento ottico e soleggia mento, affacciandosi sulla corte interna. Le logge sono pensate come fulcro della vita diurna degli abitanti, oltre che un nodo compositivo sul quale si affacciano i diversi ambienti, in modo tale da permettere una maggiore disponibilità verso luce ed aria. I prospetti sull’altro fronte, quello convesso, generalmente verso nord (immagine 4) , si presentano al contrario molto più chiusi e modulari, con le aperture della zona notte, quasi come un muro continuo di protezione.






La domanda degli alloggi viene soffi sfatta da una discreta varietà di tipologie: il blocco 22, progettato da Astengo, presenta un’ala occidentale formata da alloggi di tre vani e mezzo, mentre l’ala orientale è formata da alloggi di cinque vani e gli alloggi di cerniera e di testata sono composti da sette vani.


Un edificio residenziale di maggior altezza era previsto sul fondo, all’estremo nord, come a chiusura del viale, quasi a consentire di misurare una profondità dell’intera unità. In ogni sub-unità erano previsti un asilo-nido ed un gruppo di negozi di prima necessità, mentre il complesso di negozi più importante era previsto raggruppato nel centro, vicino al mercato coperto per gli ambulanti.


Infrastrutture



Un grande viale alberato, munito di pista ciclo-pedonale, raccorda il centro stesso dell’unità alla strada provinciale preesistente; dal viale si accede alle diverse abitazioni tramite strade che si ramificano e lambiscono i blocchi lungo il perimetro esterno senza tagliare i giardini.


foto1: Vista aerea generale
foto2: Planimetria generale di progetto
foto3: Planimetria con servizi
foto4: Prospetti nord
foto5: Prospetti sud
foto6: foto d'epoca
blocco 13
blocco 31
blocco 11
blocco 24
Ultimo aggiornamento ( giovedì 06 marzo 2014 )
 
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