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Schede Lab. B
Villaggio Olimpico Torino 2006 Stampa E-mail
Scritto da silvia   
venerdì 05 settembre 2008
Autore schedaSilvia
ProgettistaBenedetto Camerana, Giorgio Rosenthal
Anno di Progettazione2002
Anno di Realizzazione2003-2005
PaeseITALY
Committenza/Soggetti promotoriAgenzia Torino 2006
Strumenti urbanisticoPRGC
Dati quantitativi
Popolazione insediata2500 atleti abitanti
Superficie territoriale (St) mq
Superficie o volume utile edificati (Su)25000 mq mq o mc
Superficie fondiaria (Sf)100000 mq mq
Superficie coperta residenziale (Scr)54000 mq mq
Superficie delle strade/ mq
Superficie dei parcheggi pubblici11000 mq mq
Superficie dei servizi pubblici40000 mq mq
Superficie del verde pubblico attrezzato/ mq
Numero alloggi (reali o presunti)
Superficie delle attivita commerciali/ mq
Superficie delle attivita direzionali/ mq
Superficie delle attivita ricettive/ mq
Superficie delle attivita artigianali e industriali/ mq
Densità abitativa
Descrizione sintetica generale

Il progetto per il Villaggio Olimpico Torino 2006 costituisce un esempio riuscito di integrazione e di sintesi delle più diverse scale di intervento: è architettura, ma è anche città, è parco, ed allo stesso tempo è anche paesaggio.
Il sito che accoglie questa nuova scena urbana è un lotto lungo e stretto, compreso fra il parco ferroviario da un lato ed il complesso industriale Fiat Lingotto dall’altro.
Il Villaggio sorge dunque in una zona che, a causa della chiusura degli storici Mercati Ortofrutticoli e della progressiva scomparsa dello statuto di quartiere operaio legato agli impianti Fiat di Mirafiori, era alla ricerca di una nuova identità.
Il complesso dei Mercati Generali è stato realizzato in epoche diverse dal dopoguerra ad oggi, espandendosi in funzione della necessità e dei fabbisogni.
Le costruzioni della zona centrale hanno rilevanza storico-architettonica in quanto costituiscono il nucleo dell’ex insediamento commerciale.
Tale nucleo è stato ultimato nel 1934 su progetto dell’arch. Cuzzi ed è costituito da una torre centrale, due edifici antistanti con porticato e strutture arcuate per camminamenti e depositi.
Il progetto di riconversione prevede la chiusura delle arcate con superfici vetrate e la realizzazione di spazi polifunzionali destinati a zona di servizio del Villaggio Olimpico durante le Olimpiadi ed ai servizi per i residenti nella successiva gestione post olimpica.
Due sono le idee alla base del progetto: la prima interpreta il Villaggio come un solido recinto, chiuso verso la città ad ovest ed aperto verso i binari sui quali lancia la passerella sorretta dall’arco; la seconda idea che sottende l’intervento risiede nel concetto dello “spirito di gruppo”: il colore diventa il simbolo di questo spirito, e lo spirito del gioco, così come del lavoro di team, rivive nel colore.
Ogni edificio si distingue per una tinta diversa che richiama la bandiera dei vari paesi coinvolti.
Brio, vivacità, energia semantica si contrappongono all’atmosfera di abbandono in cui versava l’area, la riscattano, la ripopolano di nuovi segni, inediti, originali, che dalla loro eterogeneità traggono le premesse per scrivere una nuova pagina di storia della città.
Il complesso- che sarà restituito ai torinesi a conclusione dei giochi olimpici- prevede tipologie e superfici varie, pensate sia per rispondere alle diverse esigenze abitative sia per sollecitare la formazione di un contesto sociale differenziato, alternato.
A scala urbana, il villaggio si inserisce e si riallaccia alle trame della città attraverso una ricomposizione del tessuto urbano tradizionale: isolati, fronti stradali, cortili, piazze disegnano uno schema a scacchiera nel quale gli spazi pubblici si alternano a quelli privati secondo un andamento dinamico, mosso, vitale.
Sostenibilità e sensibilità per l’ambiente guidano le scelte tecnologiche di questo progetto, orientato al risparmio energetico ed alle diminuzioni delle emissioni inquinanti attraverso reti di teleriscaldamento, pannelli solari, serre applicate e sistemi per il recupero delle acque piovane.
Il progetto del verde si ispira alle linee suggerite dagli sport invernali.
In particolare, le linee qui adottate sono quelle morbide ed ampie disegnate dai pattinatori sul ghiaccio; esse si esprimono non solo nella distribuzione delle pavimentazioni e delle aree a prato , ma anche attraverso la modulazione del terreno che forma colline dai morbidi profili.
Simbolo dell’intero complesso è l’arco-passerella pedonale di Hugh Dutton, che collegherà i Mercati Ortofrutticoli con il grande complesso delle x officine Fiat Lingotto.
Il Villaggio risulta così composto da residenze per atleti, centro servizi e passerella pedonale.
Area residenziale
Per la zona residenziale, suddivisa in tre lotti, è stato adottato uno schema a scacchiera.
L’intento è stato quello di ricreare un tessuto urbano tradizionale, con una compresenza di tipologie diverse ed una trama fatta di strade, piccole piazze, corti e verde.
Quest’area è costituita da una quarantina di palazzi disposti in modo più denso e continuo sul fronte urbano ed in modo più aperto verso la sede ferroviaria ed il Lingotto.
L’altezza massima degli edifici non supera i 24 metri, mentre il taglio degli appartamenti varia dai 45 ai 95 mq.
Centro servizi
L’Ex MOI, i vecchi Mercati Ortofrutticoli all’Ingrosso da poco dimessi, è stato recuperato e trasformato in spazio di incontro e di servizi, destinato agli atleti ed al sistema olimpico in generale, con ristorante, palestra, policlinico, negozi, banca, ma anche centro per gli accrediti dei giornalisti, sale conferenza e zone riservate al personale del villaggio.
Passerella pedonale
La passerella rappresenta non solo un collegamento necessario tra il quartiere degli Ex Mercati Generali ed il centro commerciale del Lingotto, ma un simbolo per la città di Torino che ospita i Giochi Olimpici invernali del 2006.
Riconversione post-olimpica
Il vero obiettivo dell’architetto Camerana era quello di progettare una nuova parte di città, articolata e varia, pensata non solo per ospitare atleti e giornalisti durante i giochi, ma soprattutto per dare vita a diverse funzioni urbane dopo il marzo 2006.
Il villaggio degli atleti sarà infatti riconvertito in parte in complesso residenziale permanente, con case di civile abitazione e foresterie universitarie; in parte verrà invece convertito a sede dell’Agenzia Regionale per l’Ambiente (ARPA), con uffici, sala conferenze, asilo per figli dei dipendenti e mensa; una parte infine verrà destinata a servizi per il terziario.
Le aree esterne non subiscono particolari modifiche, fatta eccezione per la nuova recinzione, di cui verrà dotato tutto il lotto.
La struttura della nuova recinzione sarà costituita da un muretto in c.a., sul quale verrà installata una cancellata metallica.

 

Bibliografia
Cristina Bianchetti, "Luoghi olimpici", in Domus, n. 889, pp. 27-43, 2006.
Benedetto Camerana, "Villaggio Olimpico Torino 2006", in L’Architettura naturale, n. 31, pp. 6-19, 2006.
Alessandro De Magistris, "Uno sguardo alla Torino post-olimpica", in Casabella, n. 755, pp. 4-19, 2007.
http://www.comune.torino.it/torinoplus/italiano/olimpiadi/incittà/villaggio-olimpico.html
http://www.agenziatorino2006.it/opere/media/v00/index.html
Qualita' progettuale - componenti del progetto urbanistico
Urbanistica



- Distribuzione delle aree destinate ai servizi e alla residenza: è stato adottato uno schema a scacchiera.


L’intento è stato quello di ricreare un tessuto urbano tradizionale, con una compresenza di tipologie diverse ed una trama fatta di strade, piccole piazze, corti e verde;



- Attrezzature pubbliche di interesse collettivo: la passerella pedonale costituisce non solo un collegamento necessario tra il quartiere ed il Lingotto, ma anche un simbolo per la città di Torino che ospita i Giochi Olimpici;



- Gli spazi aperti: ispirati alle linee suggerite dagli sport invernali, si esprimono non solo nella distribuzione delle pavimentazioni e delle aree a prato , ma anche attraverso la modulazione del terreno che forma colline dai morbidi profili;


- Progettazione ecologica degli insediamenti e degli spazi aperti: sostenibilità e sensibilità per l’ambiente guidano le scelte tecnologiche di questo progetto, orientato al risparmio energetico ed alle diminuzioni delle emissioni inquinanti.


Edilizia



- Tipologia degli edifici:


- Edifici specialistici: spazi di incontro e di servizi, destinato agli atleti ed al sistema olimpico in generale, con ristorante, palestra, policlinico, negozi, banca, ma anche centro per gli accrediti dei giornalisti, sale conferenza e zone riservate al personale del villaggio;



- Eventuale cambio delle destinazioni originarie: il progetto di riconversione dei Mercati Generali prevede la chiusura delle arcate con superfici vetrate e la realizzazione di spazi polifunzionali destinati a zona di servizio del Villaggio Olimpico durante le Olimpiadi ed ai servizi per i residenti nella successiva gestione post olimpica;



- Innovazione tecnologica e risparmio energetico: utilizzo dell’energia solare attraverso l’installazione di pannelli fotovoltaici.


Infrastrutture



- Interventi di moderazione del traffico: consentito solamente agli addetti ai lavori.


Palazzine per abitazioni del villaggio olimpico MOI
Palazzine per abitazioni del villaggio olimpico MOI
Il mercato ortofrutticolo all’ingrosso (MOI)
Il mercato ortofrutticolo all’ingrosso (MOI)
Il grande arco rosso e la passerella che collega il MOI ed il Lingotto
Ultimo aggiornamento ( giovedì 06 marzo 2014 )
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Quartiere solare Am Schlierberg Stampa E-mail
Scritto da silvia   
venerdì 05 settembre 2008
Autore schedaSilvia
ProgettistaRolf Disch
Anno di Progettazioneprimi anni 90 del '900
Anno di Realizzazione1999-2003
PaeseGERMANY
Committenza/Soggetti promotoriComune di Friburgo
Strumenti urbanisticoPRG
Dati quantitativi
Popolazione insediata500 abitanti circa abitanti
Superficie territoriale (St) mq
Superficie o volume utile edificati (Su)12810 mq mq o mc
Superficie fondiaria (Sf)/ mq
Superficie coperta residenziale (Scr)2800 mq mq
Superficie delle strade4500 mq mq
Superficie dei parcheggi pubblicitutti concentrati sul limite esterno del quartiere mq
Superficie dei servizi pubblici5000 mq mq
Superficie del verde pubblico attrezzato2600 mq mq
Numero alloggi (reali o presunti)
Superficie delle attivita commerciali1160 mq mq
Superficie delle attivita direzionali3600 mq mq
Superficie delle attivita ricettive250 mq mq
Superficie delle attivita artigianali e industrialiinesistente mq
Densità abitativa
Descrizione sintetica generale

Il quartiere si trova a sud del centro storico di Friburgo, la città solare tedesca per eccellenza: il titolo di campione solare è conferito, ogni anno, in base alla potenza fotovoltaica installata per abitante ed al metraggio dei collettori solari termici per abitante.
L’impegno a favore di una città ecologica non è soltanto istituzionale, ma ha contagiato anche i singoli cittadini, che oggi possono contribuire alla politica energetica comunale.
Tutto è cominciato 25 anni fa con la costruzione della prima casa solare tedesca; poi pochi anni dopo, nel 1981, è stato fondato l’Istituto per l’Energia Solare (ISE) ed in seguito si sono aggiunti altri istituti di ricerca che oggi sono organizzati nel Consorzio per l’Energia Solare.
Successivamente negli anni ’90 è nato il quartiere Vaubam, per il quale il regolamento edilizio prescrive uno standard energetico più elevato di quello che impone la normativa nazionale.
Infine è in fase di realizzazione il quartiere solare Am Schlierberg.
Esso rappresenta il punto più avanzato finora raggiunto dalla tecnologia solare in un ambito di “normalità”, coniugando insieme l’idea di natura e di urbanità.
“Ecologia” ed ”efficienza energetica” sono i criteri alla base del suo concetto.
In questo quartiere la visione di un’architettura solare ed ecologica è quindi divenuta realtà: il progetto comprende 50 case a schiera immerse nel verde, la cui particolarità è data dal fatto che esse producono più energia di quella che i loro abitanti riescono a consumare e per questo motivo l’architetto tedesco le ha chiamate Plusenenergiehauser, cioè “case di energia più”.
L’idea alla base si fonda sul percorso del sole: le falde dei tetti, esposte verso sud, sono interamente ricoperte da pannelli fotovoltaici che producono energia elettrica.
Le case possiedono un isolamento termico molto efficiente ed un impianto di ventilazione che consente di riscaldare l’aria fredda invernale con quella calda dell’aria esausta.
Rispetto ad una casa convenzionale, una casa solare di questo tipo richiede solo un decimo dell’energia per suo riscaldamento.
Il sistema costruttivo delle case consiste in telai di legno ed elementi di tamponatura con uno spesso strato di isolamento termico esternamente rivestito con doghe di legno.
Materiali naturali ed un design esigente creano un ambiente abitativo affascinante e salubre.
Al benessere abitativo contribuisce anche la luminosità degli ambienti, illuminati dalla luce del giorno che penetra ampiamente nelle case.
Ogni famiglia ha a disposizione un annesso per attrezzi da giardinaggio, biciclette e motorini.
Il quartiere è dotato di ampi spazi aperti e caratterizzato da percorsi interni privi di automobili; in bicicletta, il centro città è raggiungibile in soli 10 minuti e chi tra i suoi abitanti vuole usare l’auto può partecipare al car-sharing, che comprende 20 veicoli a disposizione di 20 famiglie e due pulmini elettrici.
Le strade interne sono molto larghe e collegano una fila di schiere con affaccio a sud ad una fila di schiere con affaccio a nord, creando un’alternanza.
Il verde permea l’intero tessuto del quartiere, disegnato in modo da ricreare il biotopo locale: per esempio un piccolo torrente in precedenza canalizzato è stato rinaturalizzato attraverso il progetto del verde; l’intera rete di smaltimento delle acque piovane scorre infatti a cielo aperto a contribuisce al disegno degli spazi esterni.
Il quartiere solare è completato da un grande complesso, la Sonnenshiff (Barca Solare), iniziato nel febbraio 2003 ed attualmente in costruzione che, dopo l’ultimazione, ospiterà uffici ed altre abitazioni; anch’esso s’inserisce nel concetto ecologico del quartiere solare.
La programmazione e la progettazione del nuovo quartiere segue il concetto di “pianificazione didattica”, che significa un’elevata flessibilità nel reagire a nuove esigenze emergenti e nuove proposte da parte della cittadinanza.
Coloro che vanno ad abitare in questo quartiere scelgono di investire del denaro in un’alta qualità della vita che con il tempo può rendere frutti anche dal punto di vista economico.
Il tutto rallegrato da forme accattivanti e colori vivaci, illuminato per quanto possibile dalla luce naturale e costruito con materiali sani per tutelare la salute degli abitanti.
L’architetto Rolf Disch con questo progetto si è aggiudicato numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali.

 

Bibliografia
R. Disch, “Il complesso Am Schlierberg a Friburgo”, in L’Architettura Naturale, n. 31, pp.50-55, 2006.
“Quartieri eco-sostenibili”, in Paesaggio Urbano, n. 6, pp. 38-40, 2002.
R. Disch, “Barca Solare / Solar Ship – 2003 architect Rolf Disch”, in Ottagono, n.196, pp. 156-160, 2006.
http://www.assa.cee.org/asUrban_Schlierberg.htm
http://www.solarsiedlung.de/presse.asp.htm
http://www.programmavision.it/gallery/BP2_Friburgo.PDF
Qualita' progettuale - componenti del progetto urbanistico
Urbanistica



- Distribuzione delle aree destinate alle residenza: concentrate unicamente all’interno del quartiere;


- Distribuzione delle aree destinate ai servizi ed alle attrezzature pubbliche d’interesse collettivo: concentrate all’interno della Sonnenshiff (Barca Solare);


- Attrezzature pubbliche di interesse collettivo:


- Gli spazi aperti: il verde permea l’interro tessuto del quartiere;


- Progettazione ecologica: l’intero quartiere è progettato secondo i criteri di ecologia ed efficienza energetica.


Edilizia



- Tipologia degli edifici: file di case a schiera, alte due o tre piani, che formano delle coppie, in modo da migliorare l’efficienza del sistema ed incoraggiare la socialità;


- Edifici specialistici: Sonnenschiff (Barca Solare), che ospita abitazioni ed uffici;


- Innovazione tecnologica e risparmio energetico: le case, chiamate Plusenenergiehauser, cioè “case di energia più”, producono più energia di quella che i loro abitanti riescono a consumare.


Rispetto alle case convenzionali, esse richiedono solo un decimo dell’energia per il loro riscaldamento.


Infrastrutture



- Interventi di moderazione del traffico: i percorsi interni sono privi di automobili;gli abitanti del quartiere che vogliono usare l’auto possono partecipare al car-sharing, che comprende 20 veicoli a disposizione di 20 famiglie e due pulmini elettrici;



- Reti di infrastrutture per la mobilità dolce: l’unico mezzo di trasporto utilizzato è la bicicletta; le piste ciclabili sono ottime e collegano ogni punto del quartiere con il centro della città e con tutti i servizi della vita quotidiana.


Figura 1, estratto del piano regolatore del quartiere Vaubam, comprendente il quartiere solare “Am Schlierberg”
Figura 2, case a schiera nel quartiere solare
Figura 3, casa a schiera su tre piani con scorcio sul giardino ed annessi per gli attrezzi
Figura 4, Sonnenshiff (Barca Solare)
Ultimo aggiornamento ( giovedì 06 marzo 2014 )
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Almere - Stad Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Rizzo   
lunedì 01 settembre 2008
Autore schedaAlessandro Rizzo
ProgettistaRem Koolhaas (OMA)
Anno di Progettazione1994
Anno di Realizzazione1995-2005
PaeseNETHERLANDS
Committenza/Soggetti promotorimunicipalità
Strumenti urbanisticoMasterplan
Dati quantitativi
Popolazione insediata8000 abitanti
Superficie territoriale (St) mq
Superficie o volume utile edificati (Su) mq o mc
Superficie fondiaria (Sf)280000 mq
Superficie coperta residenziale (Scr) mq
Superficie delle strade40000 mq
Superficie dei parcheggi pubblici60000 mq
Superficie dei servizi pubblici13000 mq
Superficie del verde pubblico attrezzato30000 mq
Numero alloggi (reali o presunti)
Superficie delle attivita commerciali53000 mq
Superficie delle attivita direzionali170000 mq
Superficie delle attivita ricettive mq
Superficie delle attivita artigianali e industriali mq
Densità abitativa
Descrizione sintetica generale

La cittadina di Almere nasce alla fine degli anni ‘70 dalle terre sottratte al mare dell’IJsselmeer, ad est di Amsterdam, secondo i modelli delle città giardino di Lelystad, città sul Polder, o Bijlmer, cittadina a sud-est di Amsterdam, modelli che subirono molte critiche per un’urbanistica alienante e mistificante.
Il principio fondativo della città era quello di dar vita ad un tessuto urbano, senza particolari riferimenti topografici, costituito da più nuclei. Il primo dei quali è Almere Haven, costruito sull’acqua alla fine degli anni ’70, seguito da Almere Stad e da Almere Buiten negli anni ’90.
Almere Stad, a differenza del contorto Haven, presenta una semplice maglia ortogonale; i percorsi a scacchiera sono generati da un asse centrale che dalla stazione arriva fino al lago Weerwater. Nel breve lasso di tempo di otto anni, benché solo una parte dell’impianto fu realizzata, mostrò le inadeguatezze dell’aggregazione edifici mai assurti a livello di città.
La pubblica amministrazione si propose, così, di indire un concorso ad invito per la realizzazione di un nuovo centro civico con spazi culturali, commerciali e ricreativi che, insieme ad un nuovo centro affari, potesse essere un catalizzatore sociale. Il progetto di OMA vinse tra quelli di Teun Koolhaas, Gert Urhahn e bureau Quadrat.

 

Bibliografia
A. Killing, "Almere's new city centre", in Blueprint, n. 263, pp. 21, 2008.
H. Mooij, " Heart and soul? Almere's new centre", in Architecture today, n. 181, p.74-87, 2007.
E. Cardani, " Stratificazione e differenze: the Citadel, Almere", in Arca, n. 228, pp. 24-33, 2007.
S. Trelcat, " Centre ville, Almere, Pays-Bas: OMA", in Architecture d'aujourd'hui, n. 368, pp. 18-21, 2007.
B. Evans, S. Dawson, T. Brown, M. Teague, H. Elias, " MetalWorks: housing", in Architects' journal, v. 221, n. 12, pp. 1-16, 2005.
A.A. V.V., " Almere, 25 km east of Amsterdam", in Architecture boogazine, v. 3, pp. 112-127, 2004.
R. Visser, " Landschaftsstadt Almere", in Garten + Landschaft, v. 114, n. 3, pp. 9-12, 2004.
C. Bessard, "Almere", in Hunch: the Berlage Institute report, n. 8, pp. 30-37, 2004.
" UN Studio: quartiere residenziale, Almere, Paesi Bassi 2001", in Casabella, n. 713, pp. 60-67, 2003.
" Complesso residenziale ad Almere, Olanda", in L’industria delle costruzioni, n. 372, pp. 70-77, 2003.
" Almere-Centrum ? Almere Buiten ? Gewild Wonen", in Abitare, n. 417, pp. 188-191, 2002.
A. Oosterman, " Re´inventer Almere", in Architecture d'aujourd'hui, n. 339, pp. 68-75, 2002.
R. Capezzuto, " La citta` di Koolhaas", in Domus, n. 844, pp. 30-43, 2002.
M.C. Loriers, " Strate´gie d'intensification: de´velopppement de la ville nouvelle d'Almere", in Techniques et architecture, n. 447, pp. 50-56, 2000.
" Almere, leisure city", in Archis, n. 11, pp. 4-68, 1999.
" OMA - Rem Koolhaas", in Lotus international, n. 96, pp. 52-69, 1998.
H. Ibellings, " Nei Paesi Bassi, sei quartieri abitativi modello", in Casabella, n. 603, pp. 24-35, 69-70, 1993.
" Housing for the elderly 'De Overloop', Almere-Haven", in Architecture and urbanism, n. 4, pp. 108-119, 1991.
http://www.almere.nl (2008)
Qualita' progettuale - componenti del progetto urbanistico
Urbanistica



Obiettivi del masterplan: implementare l’economia cittadina; riduzione della dipendenza dalle vicine città (Amsterdam, Utrecht). Aumento della popolazione di 150.000 abitanti: 300.000 abitanti complessivi.Il progetto si pone come nucleo della città: il business centre, eventi, manifestazioni, offerte e proposte tra le più svariate, sono proposte per convertire la funzione odierna di dormitorio sub-urbano.


Due sono gli assi principali di progetto: quello della stazione a nord e un asse longitudinale che dalla stazione arriva fino al lago. Sopra la stazione è collocato il grandi business centre mentre a sud, nel grande blocco centrale, sono collocate le altre funzioni urbane.


Edilizia



Il progetto è stato ripartito tra diversi studi di architettura; ogni studio si è occupato di un proprio blocco nel rispetto dei vincoli comuni del masterplan.


Al centro dell’impianto, lungo l’asse principale è collocato una grande edificio, una megastruttura assimilabile ad un grande parallelepipedo stratificato a pianta quadrata di circa 275 metri di lato. Ad ogni strato corrisponde una o più funzioni collegate verticalmente da un’intricata rete di interconnessioni strutturali. Alla base si trova il piano carrabile per il traffico veicolare pubblico e privato raccordato alla rete viaria esistente; al di sopra sono distribuite le attività commerciali e culturali che, a loro volta, fanno da base alla fascia residenziale.


La prima zona ad essere stata realizzata è il fronte lungo il lago, con torri residenziali, un teatro e centro culturale, un centro di musica pop con negozi e hotel, e un blocco multifunzionale.


Infrastrutture



Separazione programmatica tra percorsi pedonali, strade riservate al servizio di autobus, e automobili tenute lontano dal centro. Iintensa rete infrastrutturale predisposta ai fini di soddisfare le previsioni di crescita future; creazione di ampie aree verdi e corsi d’acqua con canali che si intrecciano con la maglia della città, divengono, così, vie di comunicazione.Sono presenti due livelli principali, uno inferiore per il traffico veicolare e per i parcheggi ed uno superiore destinato ai pedoni.


ortofoto
masterplan
centro polifunzionale
Ultimo aggiornamento ( giovedì 06 marzo 2014 )
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Poundbury (prima fase) Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Rizzo   
lunedì 01 settembre 2008
Autore schedaAlessandro Rizzo
ProgettistaLeon Krier
Anno di Progettazione1989-1992
Anno di Realizzazione1993-2002 (prima fase) 2002-2006 (seconda fase)
PaeseUNITED KINGDOM
Committenza/Soggetti promotoriPrincipe del Galles
Strumenti urbanisticoMasterplan
Dati quantitativi
Popolazione insediata2000 (5000 previsti nel 2025) abitanti
Superficie territoriale (St) mq
Superficie o volume utile edificati (Su)4500 mq o mc
Superficie fondiaria (Sf)21200 mq
Superficie coperta residenziale (Scr) mq
Superficie delle strade7000 mq
Superficie dei parcheggi pubblici4000 mq
Superficie dei servizi pubblici2000 mq
Superficie del verde pubblico attrezzato3400 mq
Numero alloggi (reali o presunti)
Superficie delle attivita commerciali1500 mq
Superficie delle attivita direzionali mq
Superficie delle attivita ricettive mq
Superficie delle attivita artigianali e industriali1900 mq
Densità abitativa
Descrizione sintetica generale

Il nucleo romano originario della cittadina di Dorchester, nel Dorset, conta circa 4.000 abitanti; se si considerano le contee annesse la popolazione raggiunge il numero di 15.000. Poundbury è un nuovo quartiere sperimentale nato nella contea di Dorchester agli inizi del 1991. L’intero progetto si è sviluppato sulle proprietà e per iniziativa del Principe del Galles seguendo i principi del New Urbanism, principi raccolti anche nel suo libro “A vision of Britain”.
Dal 1989 al 1993 iniziò, così, il periodo di redazione del piano regolatore da parte di Leon Krier con la contemporanea consultazione popolare e nel 1994 sono iniziati i lavori per la prima fase del progetto che avranno un’estensione di circa 4 ettari nella zona nord-ovest di Dorchester. (figura 1) La seconda fase avrà un’estensione ancora maggiore con 72 ettari di cui 10 dedicati ad un grande parco pubblico. Quando i lavori saranno completati, nel 2025, si prevede il raddoppiamento della popolazione della contea.

 

Bibliografia
M. Hebbert, "The Prince's ten principles of traditional urbanism: Poundbury: the town that Charles built", in Built environment, v. 33, n. 2, pp. 254-255, 2007.
Charles, Prince of Wales, " Guest speaker: Prince Charles: the "champion of traditional urbanism" on restoring balance to our communities", in Architectural digest, v. 63, n. 10, p. 122,124,126, 2006.
L. O. Houstoun, " Place making at Poundbury: lessons from an English village", in Urban land, v. 65, n. 7, pp. 78-81, 2006.
R. Cowan, " New for old", in Architects’ journal, v. 218, n. 1, pp. 38-43, 2003.
C. Aslet, " In praise of Poundbury", in Country life, v. 197, n. 26, pp. 84-89, 2003.
M. Thompson-Fawcett, " Leon Krier and the organic revival within urban policy and practice", in Planning perspectives, v. 13, n. 2, pp. 167-194, 1998.
L. Krier, " Poundbury Masterplan, Dorchester, Dorset, 1988-91", in Architectural design, v. 63, n. 9-10, pp. 70-81, 1993.
L. Krier, " Poundbury, Dorset", in Architectural design, v. 63, n. 5-6, pp. 42-47, 1993.
http://www.poundbury.info (2006)
http://www.duchyofcornwall.org (2006)
http://www.byen.org/poundbury.html (2006)
Qualita' progettuale - componenti del progetto urbanistico
Urbanistica



New Urbanism: percorribilità pedonale del quartiere; possibilità di accogliere diversi tipi di residenze e di offerte lavorative in un ambiente a sviluppo equilibrato; riduzione del tempo impiegato nel traffico per gli spostamenti; maggiore accessibilità alle residenze; limitazione alle crescita delle aree metropolitane. Città pre-automibile: pianificazione e architettura a favore di una “scala umana” a misura di pedone.


Il centro del quartiere è identificabile con la piazza sulla quale si affacciano i principali edifici pubblici. Le abitazioni sono ad una distanza ridotta dal centro.


Gli edifici sono collocati sul bordo degli isolati: nel retro si sviluppano gli spazi comuni con verde attrezzato e aree di sosta.


Edilizia



Grande varietà di abitazioni in relazione alle esigenze della popolazione (giovani, anziani, single, famiglie più o meno abienti): tipologia a terrazza; a tetto spiovente; appartamenti.


I grandi edifici pubblici spiccano per dimensioni nel profilo delle abitazioni private.


Lo stile architettonico riprende quello tipico delle architetture inglesi georgiane, neoclassiche ottocentesche. Le nuove case sono provviste di interni moderni e delle comodità che tempi moderni richiedono.


Alcune critiche : troppi stili, diversi della tradizione inglese; mancato utilizzo dei materiali da costruzione locali; le abitazioni sono abitate da un’utenza perlopiù benestante che fatiche a sviluppare un vero centro urbano.


Infrastrutture



L’impianto infrastrutturale è sviluppato per favorire la mobilità dolce. Le strade sono abbastanza tortuose da ridurre naturalmente la velocità del traffico veicolare.


Le strade principali sono poche e concentriche, alcune si irradiano verso il margine esterno; All’interno degli isolati, secondo i principi del woonerf, la pavimentazione, la presenza di spazi di sosta e di aree per lo svago dei bambini ostacola il movimento delle autovetture e fa si che si crei un luogo tranquillo e sicuro.


Il traffico viene disperso attraverso una rete, anziché concentrarlo in poche arterie intasate; all’esterno del centro abitato le grandi arterie di comunicazione provvedono a gestire i flussi di traffico con le altre località.


Ortofoto con area evidenziata
Ortofoto particolare
vista da una strada cortilizia
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Area Fiera - Stalingrado, Bologna Stampa E-mail
Scritto da Matteo Minelli   
domenica 31 agosto 2008
Autore schedaMatteo Minelli
ProgettistaArch. Pietro M. Alemagna, Arch. Paolo Portoghesi, Arch. Ettore Masi
Anno di Progettazione1990 - 2002
Anno di RealizzazioneIn corso di realizzazione
PaeseITALY
Committenza/Soggetti promotoriRegione Emilia Romagna, Comune di Bologna
Strumenti urbanisticoPRG’ 85, PRG ’89 (vigente) e varianti, PRU ’98, Piano particolareggiato comparti R5.1 “a,b,c,d,h,i,g,o”.
Dati quantitativi
Popolazione insediata3000 abitanti abitanti
Superficie territoriale (St) mq
Superficie o volume utile edificati (Su)178052 mq o mc
Superficie fondiaria (Sf)194651 mq
Superficie coperta residenziale (Scr) mq
Superficie delle strade72463 mq
Superficie dei parcheggi pubblici35140 mq (di cui 2661 interrati) mq
Superficie dei servizi pubblici17151 mq + 10973 mq per standard urbanistici mq
Superficie del verde pubblico attrezzato114483 mq
Numero alloggi (reali o presunti)
Superficie delle attivita commerciali mq
Superficie delle attivita direzionali25000 mq
Superficie delle attivita ricettive30000 mq
Superficie delle attivita artigianali e industriali mq
Densità abitativa
Descrizione sintetica generale

L’area d’intervento è classificata, nel PRG del 1985, come “Zona integrata di settore (Zis) R5.1” ed interessa un insieme di aree localizzate lungo la direttrice di via Stalingrado, che congiunge il centro della città con le fiere, e comprese tra i quartieri della Bolognina e di S. Donato; in particolare vengono individuati diversi comparti d’intervento tra cui R5. 1 “a, b, c, d, e, f, g, h, i, l, m, n, o” (figura 1). Tale Piano prescriveva per questo intervento il compito di creare "...interrelazioni formali e funzionali sia con la zona Bolognina che con le aree a est retrostanti il Fiera District" ed ancora: determinare "…nodi di aggancio in prossimità del Fiera District e oltre la via Stalingrado con la zona Bolognina". L’obiettivo era garantire un mix di funzioni, con una quota media di residenza del 41% della Su e una quota di terziario direzionale in prossimità della zona fieristica.
Con il PRG del 1989 i parametri e le idee di progetto cambiano: la superficie utile destinata a residenza viene diminuita a favore di una maggior speculazione sugli usi commerciali e direzionali; dall’altra parte la Su complessiva passa da 241731 a 294600 mq e viene concentrata su un numero minore di aree prevalentemente private; vengono infatti gradualmente abbandonati i comparti d’intervento R5. 1 “e,f,l,m”. In questo modo si consolida la linea di forza di via Stalingrado che vede svilupparsi consistenti volumi concentrati soprattutto a nord e in corrispondenza dell’asse trasversale di via della Repubblica.
Dei 13 comparti iniziali sono stati presentati i Piani Particolareggiati dei comparti R5. 1 “a,b,h,i,g,o” approvato il 8/02/99 (figura 2), R5. 1 “c”, approvato il 6/07/98 (figura 3), R5. 1 “d”, approvato il 26/07/95 (figura 5); di questi sono in attuazione solo alcuni, per una quota stimabile intorno al 50% delle potenzialità della Zis ed all’interno di questa quota sono privilegiati gli immobili a destinazione mista o prevalentemente residenziali. Alla stesura del piano particolareggiato definitivo (1999) ha partecipato il noto Architetto Giancarlo De Carlo; il progetto esecutivo è stato poi affidato
all’Architetto bolognese Pietro Maria Alemagna ad esclusione del comparto h, realizzato dall’Arch. Paolo Portoghesi, e dell’area sud del comparto a, compreso il discusso progetto per Porta Europa, sede dell’Unipol, per mano dell’Arch. Ettore Masi.
L’area della R5. 1 viene identificata come strategica nell’ ambito del programma di riqualificazione urbana del settore Nord Est e ricade nel “programma di finanziamenti regionali per la progettualità comunale in materia di riqualificazione urbana”; la Regione Emilia Romagna dà un contributo finanziario gestito dal Comune che mette a disposizione le aree e le opere di urbanizzazione ad un prezzo scontato, garantendo alloggi convenzionati.
Uno dei problemi più rilevanti a cui va incontro il progetto è sicuramente quello dell’inquinamento. Le criticità presenti nei comparti “a, b, h, i, g, o”, riguardanti il tema dell’ inquinamento acustico, sono aumentate dalla presenza di quattro gallerie in progetto, tra cui Porta Europa, e, particolare attenzione, richiedono gli edifici troppo alti per i quali non sono state prospettate soluzioni migliorative; destano preoccupazione anche i valori di PTS presenti nell’aria, per ridurre i quali non sono stati presentati adeguati provvedimenti. Le mitigazioni previste per ridurre l’impatto dannoso dovuto all’eccessivo traffico si possono così riassumere: dissuasori a terra per minimizzare il rumore del traffico, schermi antirumore da posizionarsi lungo via della Repubblica, arretramento del fronte degli edifici sugli assi di maggior scorrimento fino a 40 m e asfalti fonoassorbenti. Altre mitigazioni previste per il comparto c sono: edifici disposti a L lungo i due principali assi in modo che l’edificio stesso faccia da barriera al rumore, schermo di verde che agisce come mitigatore acustico e per la qualità dell’aria, mancanza di logge e balconi sulle facciate maggiormente esposte al rumore, tipologie di alloggio con zone giorno affacciate sulle aree verdi e opposte al lato sulla strada, centrali di produzione del calore a reti di distribuzione per impianti centralizzati ad efficacia e bassa emissione. Tali provvedimenti, tuttavia, non sono atti a ridurre i problemi di inquinamento e di congestione del traffico e l’aumento consistente di mobilità non può che aumentare la criticità ambientale di questi ambiti, considerando che livelli di inquinamento atmosferico risultavano al limite dell’ammissibilità ancor prima che s’innestasse il nuovo intervento edilizio.

 

Bibliografia
http://www.celestini.it/filemanager/filedownload/php93208a/Dossier_3.pdf (30/05/2002)
http://www.regione.emilia-romagna.it/wcm/inforumrer/sezioni/sezione_pubblicazioni/Newsletter/in-
forum26.pdf (luglio 2006)
http://bologna.repubblica.it/dettaglio/Porta-Europa-non-sara-un-ecomostro/1421957 (08/02/2008)
Qualita' progettuale - componenti del progetto urbanistico
Urbanistica



La lettura planivolumetrica dei Piani Particolareggiati porta a percepire un ben diverso assetto dell’area. Il comparto R5. 1 “d” resta episodio urbano a se stante: l’altezza degli edifici e le consistenti volumetrie proposte fanno emergere questi interventi in un contesto urbano più modesto ed indistinto. Più marcata, invece, la soluzione di continuità che si ha lungo la direttrice est-ovest (comparti R5. 1. “a, b, i, o, h”) grazie al sistema di percorsi, edifici e spazi aperti al quale si collega anche il comparto “c”.


La maggiore concentrazione di spazi aperti e superfici scoperte a verde nei comparti R5. 1. “a,” e “b”, in continuità con quelli di Piazza Costituzione, è collocata soprattutto ai limiti degli stessi comparti, al confine con le aree edificate del quartiere Bolognina.


Al contrario, sul versante del Quartiere S. Donato e lungo la direttrice di Viale della Repubblica, gli edifici si affacciano direttamente sull’asse viario e la consistenza dei volumi edificati risulta più elevata, con scarsa dotazione di spazi aperti e verdi pubblici, anche se si è provveduto alla realizzazione di un complesso scolastico dell’obbligo.


L’impressione che se ne ricava è di un forte sbilanciamento dell’assetto dei comparti, con una maggiore attenzione al rapporto con il tessuto urbano della Bolognina, ed una sostanziale saturazione edilizia ed infrastrutturale delle aree che si incuneano nel tessuto del Quartiere S. Donato, aree già densamente edificate. La dotazione di servizi pubblici risulta sicuramente superiore ai minimi di legge (1mq. di superficie per ogni mq di Su) mentre quella di servizi commerciali e terziari sembra, almeno nella lettura dei progetti, di livello adeguato e distribuita nei comparti“a, b, i, h,d”.


Per quanto riguarda il comparto R5. 1. “n” (parcheggio Fiera) circa 34.000 mq sono destinati, oltre che a nuova viabilità, anche alla realizzazione di attrezzature alberghiere.


Edilizia



Per i comparti “a, b, g, h, i, o”, (figura 2) la tipologia residenziale è caratterizzata prevalentemente da un fronte continuo verso la strada, mentre si apre con terrazze e giardini sulle aree verdi (figura 4). Le attività terziarie e commerciali minori si sviluppano in corrispondenza delle zone porticate verso la strada pedonale, mentre gli edifici con funzione particolare aiutano il ridisegno degli spazi urbani più importanti.


Nel progetto di Piano Particolareggiato del comparto “c” (figura 3) è prevista la demolizione degli edifici di proprietà dello IACP lungo via Stalingrado, della fabbrica dimessa e degli edifici colonici di via Lazzaroni, per realizzarvi la nuova viabilità di progetto e un parco giardino, collegamento pedonale verso via del Lavoro e via Gnudi, via Stalingrado e via Vestri; sono pensati tre nuovi edifici per residenza lungo via Stalingrado che ospiteranno, al piano terra, negozi ed uffici ed un altro con destinazione uffici/direzionale; a questi si aggiunge la realizzazione di una sala e di servizi per la parrocchia di S. Antonio Pucci.


Il progetto per il comparto “d” (figura 5) conta sulla realizzazione di un unico lotto edificabile, su quella che è l’area lasciata libera dalla demolizione della vecchia fabbrica “FERVET”. L’edificato, sul bordo della parte est del lotto, è costituito da un corpo basso a corte aperta e quattro edifici alti a torre che ne segnano gli angoli, destinati solo a residenza. Il piano terra degli edifici contiene attività prevalentemente commerciali ed è aperto alla circolazione pedonale che continua nel verde; il verde pubblico è tutto concentrato nella parte occidentale del lotto. Eccezione a questo impianto è l’edificio in linea a ridosso del ponte di Stalingrado, che copre una strada parcheggio pubblica.



Infrastrutture



I comparti “a, b, g, h, i, o” presentano una continuità progettuale tra loro, sebbene siano divisi dagli assi attrezzati nord-sud e est-ovest. Tale continuità è garantita soprattutto dai percorsi pedonali che formano il sistema di strade e piazze che ha originato il disegno dei comparti, e dalla maglia di quelli ciclabili che si riconnette a quella urbana, costeggiando le aree verdi. È data particolare attenzione al sistema dei percorsi, cercando di mantenere separate le quote pedonali e quelle carrabili.


Per quanto riguarda il comparto “d” l’obiettivo è operare un modesto potenziamento della viabilità inclusa nel comparto; così viene progettata una strada parallela a via Stalingrado per impedire l’immissione diretta del traffico, vengono create due nuove strade parcheggio, una pista ciclabile lungo il lato meridionale di via Serlio e infine due percorsi pedonali, uno lungo l’asse est-ovest, che attraversa longitudinalmente l’area dell’ex fabbrica e crea collegamento con la Bolognina, e uno nord-sud.


Per il comparto R5. 1. “n” (parcheggio Fiera) è poi prevista la realizzazione di una nuova uscita autostradale “Fiera”.


fig.1 - PRG ‘85
fig.2 - Piani Particolareggiati R5.1 “a, b, g, h, i, o”
fig.3 - Piano Particolareggiato comparto R5.1 “c”
fig.4 - Nuovi edifici a corte nel comparto R5.1 “h”
fig.5 - Piano Particolareggiato comparto R5.1 “d”
fig.6 - Edificio a torre nel comparto R5.1 “h”
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