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Quartiere Tiburtino-Roma Stampa E-mail
Scritto da Valentina Fusco   
mercoledì 27 maggio 2009
Autore scheda
ProgettistaMario Ridolvi e Ludovico Quaroni (capigruppo)
Anno di Progettazione1949-1951
Anno di Realizzazione1951-1954
PaeseITALY
Committenza/Soggetti promotoriIstituto Autonomo Case Popolari (IACP), Istituto Nazionale Case Impiegati dello Stato (INCIS).
Strumenti urbanisticoPiano edilizia economica popolare (PEEP)
Dati quantitativi
Popolazione insediata4000 abitanti
Superficie territoriale (St)88000 mq
Superficie o volume utile edificati (Su)11666 mq o mc
Superficie fondiaria (Sf)6329 mq
Superficie coperta residenziale (Scr)3122 mq
Superficie delle strade4953 mq
Superficie dei parcheggi pubblici mq
Superficie dei servizi pubblici mq
Superficie del verde pubblico attrezzato mq
Numero alloggi771 (4006 vani) (reali o presunti)
Superficie delle attivita commerciali175 mq
Superficie delle attivita direzionali mq
Superficie delle attivita ricettive mq
Superficie delle attivita artigianali e industriali mq
Densità abitativa
Descrizione sintetica generale
Il quartiere Tiburtino è sito al km 7 dell’omonima via Tiburtina, via che pone in collegamento Roma e Tivoli e lungo la quale si sviluppa la zona industriale di Roma. Il progetto del quartiere ebbe inizio nel 1949, anno in cui prese ufficialmente il via il programma edilizio dell’Ina casa, a seguito dell’ufficializzazione del piano Fanfani, divenuto legge con il nome di:“Provvedimenti urgenti per incrementare l’occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per i lavoratori” (vedi: “Storia dell’Architettura italiana 1944/1985,Einaudi, Torino, 1982). Questa legge prevedeva l’edificazione di alloggi a basso costo, sovvenzionati dallo stato, ed era finalizzata soprattutto al riequilibrio del mercato economico e dell’occupazione in fase post bellica. Non lasciava quindi adito alle speranze di architetti, politici e intellettuali progressisti che volevano fare dell’intervento pubblico in edilizia il luogo essenziale del controllo della crescita urbana e il laboratorio della ricerca di un habitat moderno e decoroso. Lo specifico programma dell’ente fu successivamente pubblicato (1949-1950) in due fascicoli aggiuntivi in cui si delucidavano le caratteristiche necessarie per la progettazione, ovvero: “…Composizioni urbanistiche varie, mosse, articolate, tali da creare ambienti accoglienti e riposanti, con vedute in ogni parte diverse e dotate di bella vegetazione, dove ciascun edificio abbia la sua distinta fisionomia ed ogni uomo ritrovi senza fatica la sua casa, col sentire riflessa in essa la propria personalità… gioco alternato di pareti alte e basse, continue e spezzate, brevi e allungate, piane e frequenti di aggetti e vuoti… ritorno all’uso del colore, tipico nella tradizione architettonica italiana.. adeguasi all’andamento del terreno.. quanto preesistano nella zona edifici accoglietne e svilupparne (…) i caratteri planimetrici e plastici…”. Questi due fascicoli sono sintomatici dell’insofferenza di alcuni architetti della generazione di Quaroni, per le forme dell’ortodossia razionalista, in Italia troppo spesso fascista, e della contrapposizione di altri architetti, ancora legati a queste ideologie. Queste divergenze portarono dunque alla rottura del gruppo eterogeneo previsto per il quartiere Tuscolano, in favore del principio di omogeneità di tendenza che ebbe per il Tiburtino proprio i colori dell’Apao. Per meglio comprendere l’iter progettuale di Ludovico Quaroni è fondamentale ricordare il “soggiorno obbligato” in India, in cui ritrova il naturale equilibrio nella comunità e nelle forme architettoniche del villaggio, maturando l’idea di ricreare un quartiere, pensato in assoluta assenza di un inquadramento urbanistico, una specie di “Villaggio del Tiburtino”. Il quartiere, per sfuggire al “degrado suburbano” accetta il suo recinto e si fa paese, privilegiando la scala umana e il valore dello spazio di relazione. Viene abbandonata ogni idea di ritmo planimetrico, la strada è la regola che unisce le geometrie irregolari degli edifici, disposti casualmente, ma per i quali è stato tenuto in massima considerazione l’orientamento N-S e E-O, sottolineando l’importanza del singolo edificio rispetto ai collegamenti tra le diverse abitazioni. Non si sceglie un unico tipo edilizio unico, ogni casa è a se stante e talvolta si riutilizzano progetti preparati per i passati concorsi Ina-Casa. Le tipologie edilizie scelte per il progetto sono tre: case a torre, case collettive e case a schiera. Tutte le case a torre di 7 piani sono in strutture in C.A. e tamponatura in forati, intonacate esternamente; le case in linea, a 3, a 4 e a 5 piani e quelle a schiera sono in muratura di tufo e ricorsi di mattoni, anch’esse intonacate esternamente. Gli infissi sono in abete con persiane alla romana, le ringhiere dei balconi e delle scale in ferro piatto e profilati normali. Le pareti delle scale sono foderate di mattoni, per assicurarne la maggior durata; le recinzioni esterne sono in tufo e mattoni a faccia vista, con copertine in travertino o in cemento. Le strade che passano attraverso il quartiere sono: Via Tiburtina (km 7), Via D.Angeli, Via E. Arbib, Via L.Cesana, Via dei Crispolti, Via Lucatelli. La pavimentazione stradale è in asfalto, mentre gli spazi interni sono misti, in cubetti di selce o lastre di travertino. Il quartiere è stato mal realizzato dalle imprese di costruzione. Il disegno della grande piazza centrale, per esempio, non tiene conto del lungo lavoro dedicato dai progettisti a distinguere lo spazio di attraversamento da quello di piazza, che è ora quasi sempre vuota, mentre la vita di relazione si svolge nello stradone dove è stato realizzato l’unico dei quattro gruppi di negozi previsti. Allo stesso tempo alcuni lotti sono stati abbandonati e altri riempiti casualmente. In conclusione, le case anonime, la mancanza di luoghi di ritrovo, la poca cura degli spazi pubblici, l’assenza di alcuni servizi primari, la difficoltosa fruibilità dei negozi, non permisero al quartiere di ottenere il successo sperato. Gli stessi abitanti si sono spesso lamentati della quasi totale mancanza di lavanderie e stenditoi, del difettoso funzionamento degli impianti e delle numerose infiltrazioni dai tetti e chiedono al Comune la costruzione di una scuola, di una sub-delegazione, della Chiesa e l’istituzione di una farmacia e di un mercato.
Bibliografia
A.Libera, “INA-CASA. La scala del quartiere residenziale” in Esperienze urbanistiche in Italia, INU, Roma, 1952, tav 66 pp. (ristampa) 175-183 G.Acasto, V.Fraticelli, R.Nicolini,” L’INA-Casa a Roma e le contraddizioni dell’APAO” in L’architettura di Roma capitale 1870-1970, Roma, 1971, pp.523-529. A.Terranova, “Il disegno della città” in Ludovico Quaroni. Architetture per cinquant’anni, Roma, Reggio Calabria, 1985, pp.158-161. M.Brunetti, V.De Feo, Mario Ridolfi, Firenze 1985, scheda. P. Ciorra, “Quartiere Ina-Casa sulla via Tiburtina” in Ludovico Quaroni 1911-1987, Milano, 1989, pp.92-92. G.Priori, “Atlante del costruito” in Carlo Aymonino Architetture, Bologna, 1990, pp.17. G.Guccia, “Quartiere INA-CASA sulla via Tiburtina” in Urbanistica Edilizia Infrastrutture di Roma capitale 1870-1990, Bari, 1991, pp.219. S.Polano, Guida all’architettura italiana del Novecento, Milano, 1991, pp.438-439. http://www.darc.beniculturali.it/ita/approfondimenti/pdf/ina/tiburtino.pdf http://it.wikipedia.org/wiki/Quartieri_di_Roma (I testi sopracitati sono stati da me realmente visionati.)
Qualita' progettuale - componenti del progetto urbanistico
Urbanistica
Il quartiere è prevalentemente residenziale, sono presenti solo 4 edifici dedicati al commercio. Immettendosi prima su via Degli Angeli e poi su via Arbib si accede a una piazza,la quale, pur essendo stata progettata come importante spazio pubblico, ha perso di rilevanza in seguito agli errori delle imprese di costruzione. Queste non hanno rispettato il disegno di progetto nel quale gli spazi di sosta e relazione erano ben distinti da quelli di attraversament. Ad oggi la piazza è spesso adibita a parcheggio e la vita di relazione si svolge in Via degli Angeli, sulla strada. Nel quartiere sono presenti spazi verdi ma prevalentemente ad uso privato. Quelli ad uso pubblico non sono attrezzati e sono disposti casualmente, senza un ordine e un criterio e non sono quindi ugualmente fruibili da tutte le unità residenziali.
Edilizia
Progetto impostato su tre diversi tipi edilizi: case a torre di sette-otto piani, con 2,3,4 alloggi per scala, (progettate da Ridolfi); case collettive a 3,4,5 piani (progettate da: Ridolfi, Fiorentino, Quaroni, Lugli, Valori, Melograni, Gorio, Aymonino, Chiarini, Lenci, Lanza e Menichetti) e case a schiera (progettate da Ridolfi). Sono presenti 4 negozi (progettati da Ridolfi). Non è stato scelto un unico tipo edilizio, spesso si usano progetti per altri quartieri Ina. Minuziosa è la cura per il particolari costruttivi.
Infrastrutture
Il quartiere si sviluppa al km 7 della via Tiburtina, via di collegamento tra Roma e Tivoli su cui si sviluppa la zona industriale. Parallela a questa c’è via Crispolti che entra nel quartiere poi diramandosi in vie ad uso prettamente residenziale quali sono via degli Angeli, via Cesana e Via Arbib. Il quartiere è adeguatamente servito da autobus.
Suddivisione cromatica a seconda degli usi
Vista a volo d'uccello del quartiere
Case in linea di Ridolfi sulla via Tiburtina
Via dei Crispolti
Via Diego degli Angeli
Via Edoardo Arbib
Via Luigi Cesana
Via Luigi Lucatelli
Ultimo aggiornamento ( giovedì 06 marzo 2014 )
 
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